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IA e SEO. Un nuovo modo di posizionarsi su Google con il SEO copywriting

Cosa Sono i Contenuti di Qualità per le Persone e la SEO?

Cosa Sono i Contenuti di Qualità per le Persone e la SEO?

Ben ritrovati a un nuovo episodio delle guide per web writer SEO!

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Che cosa sono i contenuti di qualità?

Ogni SEO che crede ancora in Babbo Natale, quando si rende conto che il grassone in rosso non risponde a richieste di denaro, chiede nella canonica letterina la capacità di creare contenuti di qualità per guadagnare link, menzioni, condivisioni ecc.

Che cosa sono i contenuti di qualità - Fumetti di SEO
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Contenuto di qualità è una entità solitamente definita dal trittico di aggettivi:

  • unico
  • originale
  • di valore

Più specificatamente, come spiega 4writing.it, un contenuto di qualità:

  • contiene molte informazioni
  • è realizzato intorno all’esigenza informativa che hanno i lettori
  • fa uso di un linguaggio coerente con l’argomento trattato

Pennamontata fornisce una definizione molto dettagliata dell’anatomia del contenuto di qualità:

  • è facile da consultare (qualità a livello di infrastruttura tecnica della piattaforma)
  • è ben comprensibile (qualità a livello di organizzazione dei contenuti)
  • soddisfa le esigenze dell’utente (congruità e consistenza rispetto alle premesse)

Il problema nasce dal fatto che un contenuto di qualità per le persone non è automaticamente quello che si posiziona ai primi posti sulle serp, primato che spetta – idealmente – a quello che viene percepito come più rispondente rispetto alle esigenze dietro la digitazione della query di ricerca.

Può sembrare una distinzione scontata, ma se ci pensi il problema si raccoglie tutto in questo: come capire se i nostri contenuti sono davvero di qualità?

Se vogliamo dare un nome a quelle caratteristiche impalpabili che decretano la bontà o meno del risultato dei nostri sforzi di scrittura, possiamo dire che un contenuto davvero di qualità dovrebbe essere:

  • informativo
  • utile
  • significativo
  • unico (deve distinguersi dagli articoli precedenti e presumibilmente da quelli che seguiranno)
  • contraddistinto da una opinione personale per veicolare “l’impronta” del brand

Puoi notare che “utile” e “significativo” sono caratteristiche che hanno valore non per chi scrive ma per chi legge: a questo proposito dunque occorre tenere in considerazione:

  • le esigenze che spingono gli utenti a entrare nei nostri contenuti
  • la velocità con cui i naviganti possono trovare una risposta alle proprie esigenze nel nostro portale

Di conseguenza il contenuto di valore è prezioso sia perché risponde (attraverso “il contenuto” dell’articolo) a una query informativa digitata dall’utente, sia per la rapidità (attraverso “la forma” tecnica dell’infrastruttura che lo ospita) con cui soddisfa il bisogno di apprendimento.

Anche l’occhio vuole la sua parte, oppure no? Quanto peso ha una grafica di impatto nel convincere i lettori a permanere sul nostro blog?

Michael Martinez spiega che la grafica del suo blog è minimale e invariata da anni perché vuole che i suoi lettori – appena atterrano sul suo portale – si concentrino su quanto è scritto negli articoli anziché venire distratti da orpelli grafici: seguendo questa linea di pensiero possiamo concludere che una grafica invitante è utile, ma fino a quando non va a discapito della fruibilità dei contenuti.

Credi che il fatto che il tuo sito sia giovane e meno blasonato di altri portali con vari anni alle spalle possa sempre e comunque confinarti alle posizioni sulle serp meno in vista?

La buona notizia a questo proposito è che, come ha spiegato sempre Michael Martinez sui miti SEO per il 2016, la domain authortity non è affatto un parametro considerato da Google e da Bing perciò – a parità di altre condizioni – un tuo contenuto altamente valido e apprezzato potrebbe posizionarsi bene quanto un corrispettivo pubblicato da un brand più blasonato.

Quali sono i contenuti di qualità per i nostri lettori?

Capire cosa sono i contenuti di valore - Fumetti di SEO
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Una discussione su Fatti di SEO di qualche tempo fa verteva sul fatto se un ipotetico contenuto estremamente lungo – migliaia di parole – fosse o non fosse un contenuto di qualità, ovvero se il fatto che fosse più esteso di un testo di Wikipedia lo rendesse automaticamente autorevole e apprezzato. Una domanda legittima e una risposta niente affatto scontata.

Come spiega mysocialweb, un contenuto di qualità è costruito attorno alle esigenze degli utenti.

Se tutti si propongono di scrivere ottimi contenuti, perché soltanto alcuni si posizionano egregiamente? Il problema, secondo me, è che la qualità è come la bellezza: esiste solo negli occhi di chi guarda.

Facciamo un esempio banale: Game of Thrones – che risponde a un’esigenza di intrattenimento dei telespettatori – è una serie di qualità in quanto è oggettivamente superiore a una media serie TV sotto numerosi aspetti (scenografie, recitazione, dialoghi, soggetto ecc.) MA se a te il fantasy  va indigesto, non te ne fai assolutamente niente delle decine di nomination guadagnate come migliore serie televisiva.

Come spiega webintesta, ciò che conta davvero è la reazione dei lettori: è difficile – se non impossibile – sintetizzare la formula del valore, definire i parametri che determinano un apprezzamento universale; ciò che invece importa è fare la differenza per chi ci segue, offrire una soluzione efficace per una esigenza ben individuata.

Quello che occorre a un blogger è definire con precisione il target al quale intende proporsi e – sulla base delle aspettative della nicchia – realizzare il contenuto non di maggiore qualità, ma quello più utile degli altri; a questo proposito, comunicaresulweb specifica che la qualità non è strettamente inerente la SEO quanto a promuovere il contenuto: alla base di tutto vi deve essere sempre un contenuto interessante per il proprio target.

Dal mio punto di vista, un contenuto è di qualità quando è congruo rispetto alle intenzioni di ricerca.

Francesco Margherita ha coniato questa espressione che secondo me centra il punto:

“impara ad osservare i motivi alla base dei motivi”

ovvero invita a comprendere le motivazioni, i timori, le necessità dietro alle formule battute sulla tastiera per offrire materiali che sappiano rispondere a questi bisogni non chiaramente comprensibili dai software, perché chiari solo ad altri umani.

Rispondendo a queste motivazioni, si generano contenuti utili alle persone, pertanto – soggettivamente – di qualità.

Con l’introduzione di RankBrain abbiamo visto una consistente spinta in direzione di un maggiore peso a favore dei fattori umani che determinano segnali di gradimento: anche se al momento – da quanto ne sappiamo – viene applicato solamente per quelle query per le quali il criterio dei link non potrebbe garantire la restituzione dei risultati di qualità, preannuncia un trend di valorizzazione dei fattori di gradimento strettamente umani.

Da un punto di vista “operativo”, Emanuele Vaccari ha realizzato un approfondimento sull’importanza di mantenere un’alta qualità media dei contenuti, che deve trasparire da ogni angolo del sito, e non deve essere affossata da risorse poco convincenti.

Cos’è davvero la qualità per i lettori?

Quale è la giusta lunghezza di contenuti - Fumetti di SEO
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Possiamo dire che i buoni contenuti:

  • sono pertinenti per i lettori
  • sono comprensibili nelle specifiche da parte dei motori di ricerca
  • sono testi molto approfonditi (ANCHE SE questo aspetto varia molto a seconda della competitività delle query
  • sono multimediali (contengono immagini e video)
  • sono grammaticamente corretti (errori di sintassi sono sintomo di scarsa cura nella realizzazione)
  • sono leggibili con semplicità e ben formattati
  • incentivano le condivisioni e i commenti

L’unicità si estende non solo alla sostanza dei contenuti ma anche alla forma con cui si presentano: uno stile espositivo personale – come quello che creano molti blogger affermati – contribuisce a costruire un’aura di particolarità, a fornire l’impressione che ciò di cui parli non lo troverai anche altrove.

Possiamo ammettere che i contenuti meglio posizionati sono anche quelli di maggiore qualità?

Secondo l’analisi su un milione di siti web di backlinko, i contenuti che hanno riscontrato un migliore posizionamento:

    • dimostravano una buona autorità in fatto di link
    • svisceravano approfonditamente un singolo topic
    • erano ragionevolmente collegati alla presenza dell’ HTTPS
    • possedevano al loro interno almeno un’immagine
    • si caricavano velocemente
    • presentavano un basso bounce rate
    • i contenuti lunghi (in media 1.890 parole) più frequentemente si posizionavano in alto

Pertanto essi assolvono a criteri di qualità per i motori di ricerca, ma ragionevolmente vengono apprezzati anche dalle persone. Quindi rispondono a esigenze di:

  • dimostrazione di autorevolezza di chi scrive
  • praticità e sicurezza nella consultazione
  • (ragionevolmente) lunghi e approfonditi

Quali contenuti piacciono agli utenti?

Prima di tutto, come spiega Tagliaerbe, occorre decidere quali contenuti occorre realizzare a seconda dei propri obiettivi, poi possiamo seguire le regole di trekksoft ovvero:

  • scegliere una nicchia specifica nella quale emergere
  • offrire concrete risposte alle esigenze degli utenti
  • porsi l’obiettivo di essere più prezioso degli altri
  • evitare i fattori che determinano l’uscita delle persone
  • generare argomenti coinvolgenti per gli utenti

Di certo i contenuti lunghi implicano diversi benefici – anche solo a livello di maggiore varietà di keyword riportate, di possibilità di menzione verso maggiori influencer e di apportare maggiori risposte a varie tipologie di domande – anche se è meglio mettersi in ogni caso nei panni dei lettori per cercare di capire se – al posto degli utenti – ci sentiamo soddisfatti o sfiancati dalla lettura di migliaia di parole su determinati argomenti.

Pennablu riporta le tre caratteristiche psicologiche che determinano il valore per gli utenti:

  • la capacità di soddisfare il proprio pubblico
  • la capacità di intrattenere il lettore a prescindere dal grado di tecnicità dell’argomento
  • una call to action che non spinga gli utenti ad abbandonare il sito senza generare un qualche tipo di ritorno.

Per determinare la buona riuscita di una pagina web possiamo infine utilizzare i criteri suggeriti da Moz per valutare la qualità dei contenuti attraverso metriche come condivisioni, link, menzioni e riscontri da strategie di storytelling.

Certo, forse tu sei già uno scrittore del web provetto, ma se sei invece un “pulcino” come me che cerca costantemente di migliorare il proprio stile e i contenuti per essere utile a se stesso e agli altri, allora eccoti una lista di tool e consigli per diventare un blogger migliore!

Quanto deve essere lungo l’articolo ideale?

Ovunque andiamo, leggiamo che i contenuti di media-grande lunghezza sono quelli che hanno più chance di posizionarsi in maniera appetibile sulle serp: secondo un’analisi di MarketMuse riportata anche da Tagliaerbe, infatti, Google sembra prediligere i testi che sviscerano approfonditamente un argomento in quanto:

  • fanno percepire l’autore come più competente nel suo ambito
  • aiutano a guadagnare maggiori menzioni e condivisioni sui social

In questo caso, dunque, quanto dovrebbe essere ragionevolmente lungo un buon articolo?

Come riportato sempre da Tagliaerbe, la lunghezza ideale di un testo potrebbe essere costituita da 7 minuti di lettura (1.500/1.600 parole), il che sembra un buon compromesso tra una lunghezza moderata e un ragionevole svisceramento dei temi trattati.

Potremmo dire quindi che i contenuti lunghi sono i migliori per coloro che sono alla ricerca di testi approfonditi in un determinato ambito. Ma per tutti gli altri?

Transmedia storytelling e SEO: che rapporto c'è?
Immagine di pubblico dominio, fonte

Come spiega Rand Fishkin in Great Content ≠ Long-Form Content, un contenuto lungo non è automaticamente quello più gradito per gli utenti. I problemi che si manifestano frequentemente nel caso di contenuti troppo lunghi sono:

  • il crescente tasso di abbandono all’aumentare della lunghezza del testo
  • il decrescere dell’attenzione spesa nella lettura dell’articolo

Una soluzione suggerita da Moz e attuabile per esempio attraverso il plugin Hypotext, potrebbe essere offrire fin dalle prime righe una risposta alle domande poste nella premessa, per poi fornire nelle parti più approfondite – espandibili su richiesta del lettore – approfondimenti più rilevanti e contestuali a disposizione per chi intende immergersi nella lettura.

Come scegliere le keyword giuste per un articolo di qualità

Una volta decisa la forma dell’articolo, occorrerà scegliere le parole chiave da posizionare in punti strategici del testo, ma in maniera naturale, per generare argomentazioni scorrevoli ma al contempo ottimizzate lato SEO per cercare di raggiungere posizionamenti adeguati.

Searchengineland suggerisce di focalizzarci sulle keyword per le quali escono meno risultati sponsorizzati in alto in maniera tale da calamitare l’attenzione dei lettori.

Non sai come fare a individuare le parole a coda lunga più adatte a convertire i tuoi visitatori? Ecco una lista di 9 tool per scoprire le keyword più utili per il nostro business.

Uno strumento come answerthepublic, ad esempio, ti consente di scoprire rapidamente quale tipo di informazioni le persone cercano intorno a un certo argomento. Il sistema ti presenta i risultati sotto forma di una comoda interfaccia grafica e, combinando in vari modi sinonimi dei termini di interesse, potresti ottenere varie frasi nonché spunti per la scrittura per imbastire la struttura del tuo articolo

A proposito di keyword: l’ottimizzazione per i motori di ricerca è prevalente sui bisogni dei nostri utenti, oppure bisogna focalizzarsi esclusivamente sugli intenti che muovono i lettori?

Come spiega Giorgio Taverniti, l’importante è offrire delle risposte alle esigenze degli utenti, a capire i loro bisogni, in quanto le ricerche sono il punto di unione tra i bisogni reali e le soluzioni digitali. 

Come scegliere il titolo giusto per attrarre i lettori

Il titolo perfetto di un articolo è un misto di copy e SEO, una formula in grado di trasmettere curiosità, anticipazioni di un beneficio certo che si otterrà dalla lettura, deve essere in grande comunicare il senso di unicità dell’articolo.

Come suggerito in questo video di Brian Dean, puoi utilizzare nell’headline termini utili a enfatizzare il carattere di eccezionalità dell’articolo per catturare click e conseguentemente incidere sul posizionamento grazie all’afflusso di visitatori:

  • Oggi
  • Subito
  • Adesso
  • Velocemente
  • Passo dopo passo
  • Facile
  • Veloce
  • Semplice

Come ridurre la frequenza di rimbalzo

Oltre ad adottare una lunghezza consona alle aspettative dei lettori, esistono degli accorgimenti semplici che possiamo adottare per ridurre ragionevolmente il bounce rate di chi entra nel nostro blog:

  • dividiamo il post in paragrafi corti, invitanti da leggere e introdotti da sottotitoli <H> al cui interno inseriremo le parole chiave di interesse
  • usiamo liste puntate e parole in grassetto per rendere più immediata e visivamente intuitiva la comprensione dei concetti
  • inseriamo immagini per spezzare i muri di testo da ottimizzare – attraverso il nome del file e il tag ALT e Title – con le keyword per le quali vogliamo posizionare l’articolo
  • riduciamo al minimo i pop-up (ad es. quelli per spingere i visitatori a iscriversi alla nostra newsletter) che risultano invadenti e ritardano la lettura
  • cerchiamo di comprendere le reali esigenze del nostro pubblico, quando possibile, coinvolgendo i diretti interessati e spingendoli a dare la propria opinione (ecco 17 tool e risorse per le analisi di marketing segnalate da Hubspot)

Il lavoro non si esaurisce comunque con la pubblicazione dell’articolo: se sei un blogger coscienzioso, dovrai continuare a lavorare per monitorare i risultati che ottieni dalla nostra pubblicazione degli articoli e per impostare un calendario editoriale per mantenere un ritmo costante di realizzazione di nuovi testi (ecco come gestire efficacemente i nostri progetti con Trello).

Se vuoi intervenire sugli articoli già pubblicati per cercare di ridurre il fastidiosamente alto bounce rate, Alessio Pomaro offre una soluzione per regolare la frequenza di rimbalzo che aiuta a comprendere se le persone escono dalla pagina perché realmente insoddisfatte oppure perché hanno trovato tutte le informazione di cui avevano bisogno.

Come trovare più tempo libero per scrivere gli articoli

Il tempo libero è come l’araba fenice: che ci sia ciascun lo dice, dove sia nessun lo sa.

Nel corso dell’ultimo anno ho riflettuto molto sul modo in cui impiego il mio tempo libero, rendendomi conto che ho passato molto dello stesso a a recriminarmi su quanto ne sprecavo in attività inutili, senza fare realmente niente per rimediare a questa mancanza.

Non vorrai fare il mio stesso errore, vero?

Prima di tutto, comincia a scadenzare una serie di obiettivi di difficoltà crescente: solo perché vedi i tuoi mentori blogger pubblicare nuovi contenuti anche una volta al giorno non significa che anche tu debba fare lo stesso: dietro gli stessi c’è disciplina, organizzazione delle fonti e un piano di promozione tarato sulle caratteristiche del proprio target, e occorre tempo e perseveranza per sviluppare una efficiente efficace di produzione articoli.

Inizialmente io scrivevo soltanto quando capitava, nelle occasioni in cui mi veniva in mente qualcosa di cui parlare: in seguito mi sono imposto di scrivere almeno un articolo al mese sulla SEO, poi ho diversificato alternando più frequentemente un articolo sulla SEO e uno sullo storytelling; attualmente sto pianificando di incrementare ancora la quantità, ma se fossi partito con questi ritmi fin dall’inizio avrei prodotto sicuramente una montagna di testi di scarsa qualità, poco approfonditi e non utili per i tuoi lettori, mentre ora sento di avere sufficiente padronanza degli strumenti per addentrarmi in questa sfida.

Pianifica un carico di lavoro realistico sulla base del tempo che puoi dedicarvi – un articolo a settimana, ad esempio – di una lunghezza che reputi adatta a sviscerare l’argomento di cui devi parlare: inutile produrre tonnellate di parole quando i lettori sono interessati a trovare le informazioni in maniera rapida e intuitiva.

Eccoti una lista di utili risorse per il calendario editoriale che renderanno lo scrivere un vero piacere, e alcuni suggerimenti:

  • Struttura i tuoi articoli secondo la regola della piramide rovesciata: è triste dirlo ma, come spiega Moz, i lettori non leggono affatto i nostri articoli per intero, perciò è importante fornire fin dall’inizio del testo il succo del discorso e approfondirlo progressivamente a beneficio delle persone davvero interessate a sviscerarlo.
    ScreenLab ad esempio è un tool che ti consente di capire, tramite una rappresentazione visiva ad “aree di calore”, in quale zone dello schermo i tuoi lettori posano la sguardo, delle indicazioni utili per comprendere come collocare call to action e parole in evidenza per catturare l’attenzione delle persone.
  • Elimina le perdite di tempo: ecco una serie di editor per scrivere senza distrazioni in grado di canalizzare le tue energie al riempimento del tuo blog
  • Non proibirti del tutto i social network mentre lavori, piuttosto concediti un aggiornamento sulle attività dei tuoi amici non appena riesci a concludere una porzione significativa del tuo lavoro – una o due pagine – per poi riprendere dopo esserti distratto una decina di minuti sulle più recenti novità dei tuoi contatti

Come scegliere fonti e parole chiave vantaggiose per gli articoli

Con milioni di blog attivi da anni in rete che hanno scritto già l’impensabile e oltre, scrivere articoli originali che siano anche interessanti è più difficile di distruggere la Morte Nera con un cucchiaino.

Ti consiglio di utilizzare un tool come Feedly per appuntarti tutti i blog di settore che reputi delle fonti autorevoli e originali: dividendo comodamente per categorie i portali che ti interessano potrai mescolare ispirazioni per dare vita a contenuti innovativi, se non nelle idee, nella forma oppure nelle conclusioni.

Le chiavi di ricerca più comuni sono anche quelle più prese d’assalto, mentre combinazioni di quattro o cinque parole sono in grado di rispondere a  esigenze più mirate e ragionevolmente meno affrontate: ricorda che i brand di maggiore successo hanno investito sulle long tail keyword, una ragione ci sarà!

Tra i tool che possono aiutarti a scegliere le chiavi a coda lunga più vantaggiose per te ti segnalo:

  • ubersuggest.org,  uno strumento che propone una serie di combinazioni di parole chiave a partire da quelle digitate: un buon modo per ragionare di long tail keyword in grado di calamitare visite più mirate di utenti non adeguatamente soddisfatti dai materiali già in giro
  • merlinox.com/suggest/ è uno strumento gratuito che estrapola i dati da Google Suggest per fornire le keyword collegate alle chiavi di ricerca proposte, mostrando anche la correlazione gerarchica tra i risultati e il termine di partenza
  • Seozoom è una suite tutta italiana che pone molta enfasi nella scelta e valutazione delle keyword di interesse: non mancano le comparazioni con le attività dei competitor del tuo settore per capire se sei sulla strada giusta
  • Semrush: uno strumento portentoso per l’analisi della concorrenza, dei backlink e delle strategie a supporto della creazione dei contenuti, grazie anche al nuovo strumento SEO Ideas ti viene in aiuto per valutare attentamente quali parole sono più indicate per costruire testi utili e memorabili
  • Search Console e Google Analytics: Le keyword che puoi ottenere dalle tue analisi mediante Search Console e Google Analytics sono molto preziose per intuire i termini di ricerca che i tuoi utenti digitano per individuare le informazioni delle quali hanno bisogno.
  • SEO-Hero.tech: è un utile tool per scoprire i termini che più frequentemente appaiono in associazione a specifiche parole chiave.
  • AnswerThePublic: AnswerThePublic è un tool gratuito per la keyword research che permette di individuare le ricerche di informazioni che vengono fatte in rete attorno a determinati argomenti.
  • Google Suggest: Google ci mette di suo per aiutarti a scoprire dei contenuti in qualche modo attinenti al genere di ricerche che stai effettuando.In fondo alla serp trovi una rosa di suggerimenti di ricerche correlate che possono guidarti verso ambiti di approfondimento attinenti alle tue esigenze.
  • Archive.org: Quante volte ti è capitato di essere tornato dopo mesi alla ricerca di un contenuto che ti aveva colpito e di scoprire che nel frattempo il sito è stato dismesso? Questo può essere vero specialmente nel caso di contenuti di nicchia che non puoi trovare facilmente altrove.Archive.org ti viene in aiuto. In questo comodo archivio di siti decaduti puoi trovare delle copie dei siti web scansionati riferiti a specifiche date.
  • Risultati in seconda pagina nella serp: Ecco, fermarsi ai primi risultati non è una scelta vantaggiosa quando si è dei veri e propri saccheggiatori di fonti. Nella seconda e nelle successive pagine della serp si trovano contenuti che possono rivelarsi molto interessanti per coloro che sono in cerca di spunti meno scontati da rielaborare per stupire i propri lettori.
  • Altri media: Puoi ad esempio rielaborare informazioni presenti in contenuti in altri formati (video su Youtube, podcast, slide…) per trarre spunti su nuovi contenuti da realizzare per i tuoi canali.

Nel mio caso, ad esempio, ho scelto di non focalizzarmi né sulla SEO né sullo storytelling – poiché reputavo che molte persone più esperte e affermate di me già ne parlassero in maniera egregia – invece ho scelto di sviscerare il legame che esiste tra queste due discipline per ritagliarmi un piccolo spazietto nella mente di chi è non si fossilizza in uno solo dei due ambiti ma li abbraccia entrambi.
In effetti al momento, per varie combinazioni dei termini “seo” e “storytelling”, il mio blog è presente in prima posizione su Google: chiaramente si tratta di volumi di ricerca molto bassi, ma lo ritengono un buon incentivo a impegnarmi in questa direzione.

Come scrivere articoli piacevoli per i lettori

Lista dei tool per fare storytelling
photo credit: Stories via photopin (license)

Il consiglio più ovvio sarebbe “guarda quello che scrivono i tuoi concorrenti”, ma non penso possa servirti oltre a un certo punto: studiare chi ha più anni di esperienza di te ti aiuta a farti un’idea sul genere di contenuti che possono essere apprezzati, ma inseguire chi si è affermato prima di te non può essere la strada del tuo successo.

Dal punto di vista della fruibilità, dividi i testi in paragrafi brevi e incentrato ciascuno su un concetto specifico per rendere la lettura più scorrevole.

Componi l’articolo facendo uso di titoli e sottotitoli per segnalare l’argomento esposto secondo la regola della piramide rovesciata; i titoli in H1, H2, H3 e seguenti devono possibilmente contenere le keyword di interesse nelle prime parole, per segnalare con maggiore efficacia ai motori di ricerca l’importanza dell’argomento trattato.

Dal punto di vista dell’ottimizzazione SEO delle immagini, dei link e dei testi, puoi seguire la pratica guida di mysocialweb per assicurarti di realizzare testi buoni per i lettori e per i motori di ricerca!

Come ottenere più commenti per il blog

Nonostante la passione e l’impegno che puoi infondere nella scrittura, non aspettarti subito enormi risultati dal tuo blog: commenti, menzioni e condivisioni spontanee impiegheranno settimane, forse mesi a giungere; nel frattempo concentrati nel coltivare relazioni autentiche con gli altri blogger del settore.

Leggi, commenta e condividi gli articoli degli altri professionisti del web, citali quando puoi nei tuoi articoli, per aggiungere nuove competenze e un tocco umano ai tuoi articoli: rallegrati quando qualcuno dedica qualche minuto del suo tempo a ribattere a quanto scrivi, considerando che di questi tempi i commenti sui blog sono sempre di meno.

Se qualcuno commenta i tuoi articoli soltanto sui social network, chiedi gentilmente se è possibile per loro trascriverli sul tuo blog, per mostrare ai lettori come altre persone trovano piacere nel commentare i tuoi articoli sulla tua piattaforma; se vuoi aggiungere un tocco umano ai tuoi lavori, non mancare di usare i tool per promuoverti con lo storytelling di cui abbiamo già parlato.

Come divertirsi nello scrivere per il blog

Perché non ti concedi di tanto in tanto un “premio”, una deviazione dal tuo programma editoriale, un articolo – ad esempio una volta al mese – non strettamente inerente il tuo business?
Potresti raccontare di come la tua passione per la cucina ti ispira nella composizione di un articolo, di come un film che hai visto ti ha fatto riflettere su importanti regole del web marketing, di come una passeggiata in riva a un lago ti ha fatto venire l’idea di un post che altrimenti non avresti avuto.

Se invece vuoi sbizzarrirti nel rendere il tuo blog più originale e appariscente con interventi ad hoc su CSS, ecco alcuni tool per creare effetti personalizzati che ti permettono di dare quel tocco di magia in più alla tua piattaforma!

E tu, cosa ne pensi?

Hai trovato utili questi consigli per diventare un blogger migliore? Conosci altri strategie per produrre articoli di qualità in maniera efficace e veloce?
La tua opinione mi interessa molto, commenta questo articolo per farmi sapere la tua!

4 thoughts on “0

  1. Bravo Ilario! Post molto interessante. Per quanto mi riguarda, la parte più difficile è trovare del tempo libero per scrivere gli articoli e in effetti avere una routine ti permette di organizzarti meglio. La domanda tuttavia rimane, come fai ad alternare tutti gli impegni di lavoro con quelli privati e quelli di scrittura, usi la stessa routine ogni mese/settimana?
    Grazie 🙂

    1. Grazie per il commento!
      Personalmente, cerco di seguire una routine molto definita per ritagliarmi ogni giorno un certo periodo di tempo, es. mezzora o un’ora, per prendere appunti sugli argomenti sui quali voglio parlare, e nel weekend mi dedico alla stesura definitiva.

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