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IA e SEO. Un nuovo modo di posizionarsi su Google con il SEO copywriting

The User Intent is King! (Google Fred Edition) – Le RiflesSEO #1

The User Intent is King! (Google Fred Edition) – Le RiflesSEO #1

Flavio Sapochetti FlaviowebRifleSEO gentilmente offerta da Flavio Sapochetti il quale ci fa sapere che:

“Scrivo di SEO sul mio blog personale che più che un blog è un diario in cui appunto e condivido le mie esperienze. La SEO è la mia passione ma divide il cuore con la promozione turistica del territorio in cui vivo, vicino Roma.”

Al giorno d’oggi la SEO si è evoluta molto. Gli algoritmi dei motori di ricerca, Google in primis, elaborano le informazioni in maniera molto più complessa rispetto al passato e gli aspetti di cui tenere conto per ottenere un buon posizionamento per i nostri siti sono molto più numerosi.

Basti pensare all’algoritmo di intelligenza artificiale, il RankBrain, che Google ha inglobato nel suo core di base per tentare di capire e interpretare tutte quelle query che non sono mai state effettuate prima sul suo box di ricerca. E non dimentichiamo che già da anni è stato introdotto un algoritmo semantico (Hummingbird), con il compito di comprendere i testi attraverso l’analisi delle co-occorrenze.

Oggi Google è in grado di capire ed interpretare il linguaggio naturale e di restituire sulla pagina di ricerca dei risultati qualitativamente superiori rispetto a qualche anno fa. Non ultima, la comprensione dei legami che intercorrono tra le entità ha migliorato ulteriormente questi risultati.

Tutto molto bello, vero? Se si fanno propri questi concetti e li si applicano nelle strategie SEO possiamo affermare con certezza di stare già “un pezzo avanti”. Tuttavia, isolando questi aspetti e pensando che siano l’unica chiave verso il miglior posizionamento di un sito sui motori di ricerca, si commetterebbe un errore.

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Altri fattori, diretti ed indiretti, concorrono al raggiungimento dell’obiettivo e quello che mi sento di affermare spassionatamente è che tutti gli elementi in gioco sono collegati tra di loro.

Parlo ad esempio di due fattori, sicuramente tenuti in considerazione da Google per determinare le classifiche di ricerca: il tempo di permanenza sul sito e la frequenza di rimbalzo.

Dai rapporti di searchmetrics e di altre grandi realtà che si occupano di SEO, si evidenzia come questi due aspetti influiscono sul ranking di un sito.

Un blog che venga aperto e chiuso in pochi secondi a causa della mancanza di valore e di utilità delle informazioni che le pagine contengono, è un blog che nel 2017 ha seri problemi. Il ripetersi di questo fenomeno per più volte, viene interpretato da Google negativamente e lo porta ad associare quel sito (meglio dire quella pagina) a un qualcosa di poco autorevole.

La perdita di autorevolezza poi sfocia nella perdita di posizioni.

Sarebbe bene considerare quindi, accanto a tutte le strategie per la produzione di contenuti semantici, quella della produzione di contenuti in grado di rispondere in maniera corretta alle domande degli utenti.

Per rispondere alle domande degli utenti attorno a un determinato argomento, molti SEO (me compreso) scrivono articoli cercando di sfruttare le correlazioni e le co-occorrenze delle parole e di “allungare il brodo” per intercettare più tipi di query intorno all’argomento trattato.

Dopo l’ascolto della rete e la conseguente analisi delle keywords che si evidenziano, si parte con la stesura dei contenuti, facendo anche attenzione a raggiungere una lunghezza del testo abbastanza corposa per ottenere principalmente tre benefici:

  1.       La possibilità di intercettare più ricerche possibili attorno all’argomento trattato
  2.       La trattazione esaustiva di ogni singolo argomento andando a toccarne diversi aspetti
  3.       Intrattenere il lettore per più tempo possibile sulla pagina per aumentare il tempo di permanenza medio sul sito

Questa strategia mi ha dato parecchie soddisfazioni, ma adesso pare che il vento sia cambiato.

Proprio pochi giorni fa, è uscito un articolo di Ivano Di Biasi, pubblicato sul blog di SeoZoom che parla di Fred, l’aggiornamento di Marzo mai confermato da Google, che ha scatenato delle turbolenze molto forti su parecchie tipologie di SERP.

Ivano ha effettuato uno studio sui siti che hanno avuto un tracollo dopo l’uscita di Fred. Ciò che ne è venuto fuori è una sorta di minirivoluzione sul modo di scrivere gli articoli per i post di moltissime categorie di siti web.

Non sto qui a descrivere la metodologia utilizzata per effettuare l’analisi e passo direttamente ai risultati ottenuti dal test.

Intento di ricerca e Google Fred

Innanzi tutto si è evidenziato che, a prescindere dal settore di appartenenza, i siti colpiti da Fred sono tutti di tipo informazionale, ovvero quei siti dove si danno soluzioni e risposte ai problemi  e alle domande degli utenti (gli “How To” per intenderci).

Le pagine colpite da Fred inoltre erano quelle che non rispondevano in maniera rapida alle domande. Per intenderci, articoli di tipo “pillar”, che prima di arrivare alla soluzione del problema, costringevano gli utenti a scrollare in cerca della porzione di testo che la contenesse.

Questi articoli inoltre tendevano ad abbracciare più aspetti attorno allo stesso problema, con il chiaro fine di intercettare quante più query possibile e ottenere altrettante visite in più.

Di contro, gli stessi tipi di sito che trattavano il problema specifico e che mettevano la risposta a portata di mano, hanno visto migliorare il proprio posizionamento su Google.

In sostanza non è stata una penalizzazione quella di Fred ma un riordino della SERP grazie alla capacità acquisita da Google di capire cosa si vuole quando si effettua una ricerca.

Faccio un esempio esemplificativo, ispirato dall’articolo di Ivano Di Biasi.

L’articolo pillar, attorno all’argomento “pallone da calcio”, poteva prevedere che si parlasse di “come è fatto il pallone”, “come si gonfia il pallone” e “come si calcia il pallone”. L’intento era quello di focalizzare il post sul pallone da calcio e di trattarne tutti i suoi aspetti.

L’utente che fosse stato interessato a sapere “come si gonfia il pallone” doveva scrollare in cerca della soluzione, barcamenandosi tra mille parole che dicevano anche altro.

Con Fred invece, l’utente che vuole sapere come si gonfia il pallone deve avere come risposta una pagina che glie lo dice subito attraverso un articolo incentrato solo su quell’argomento.

E qui si torna all’eterno dilemma: cosa si intende per contenuti di qualità?

Tutti quelli che hanno interpretato il detto “content is king” come la necessità di elaborare articoli lunghi, ora dovranno cambiare strategia.

Un contenuto di qualità è un contenuto che soddisfi le necessità dell’utente che effettua la ricerca. E ore Fred ce lo conferma.

4 thoughts on “0

  1. Gran bel post!

    Mi sono interrogato parecchio su questo tema ma alla fine credo, forse sbagliando o forse no, che alla lunga gli algoritmi cambiano ma la voglia di approfondire la lettura resta…

    L’intento di Google probabilmente non è infatti quello di “premiare i contenuti di qualità” ma, al contrario di cannibalizzare il lavoro delle persone per poi restituirne la porzione che secondo lui è corretta direttamente in SERP.

    Il nostro caro “risultato a posizione ZERO” ne è la conferma non credi?

    1. Ciao Roberto, grazie mille!
      Sicuramente c’è un intento di fornire risultati pertinenti il prima possibile ai navigatori, la difficoltà sta nel trasformare questo genere di anteprime in una fonte di traffico utile, infatti.

  2. In effetti tutto lascia intendere che si faccia un salto indietro, contenuti brevi e focalizzati sulle query specifiche da intercettare. E poi? Un’altra volta thin content e panda? Secondo me, stavolta Google non ci ha azzeccato molto.
    E vero che l’utente vuole tutto e subito, ma io preferisco di gran lunga il “pillar article” fatto bene.
    Semmai invertire il modo di scrivere, che oltretutto dovrebbe anche essere quello corretto, ovvero, prima ti do quello che ti serve e poi scendo nei dettagli che leggerai solo se realmente ti interessano.

    1. Grazie per il tuo commento Antonio!
      Riflessioni giustissime, la struttura a piramide rovesciata è decisamente funzionale a soddisfare prima gli utenti che vogliono “il succo” del discorso e poi chi vuole approfondire l’argomento.

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