Il Colore venuto dallo spazio: tutti i film e tutte le storie spiegate

Il Colore venuto dallo spazio: tutti i film e tutte le storie spiegate

Ben ritrovati a un nuovo approfondimento sulle opere tratte dal Ciclo dei Miti di Cthulhu.
Con l’occasione dell’uscita del nuovo film “Color out of space” di Richard Stanley, tratto dal racconto “Il colore venuto dallo spazio” scritto da Howard Phillips Lovecraft nel 1927, ho deciso di fare questo speciale in cui spiegheremo praticamente tutto quello che c’è da sapere sull’alieno cromatico più famoso della narrativa horror.
Il racconto era considerato da Lovecraft la sua storia preferita ed è ampiamente riconosciuto come una delle sue opere migliori.
Oltre a esplorare la storia originale, passeremo ad analizzare la creatura da un punto di vista scientifico ed esploreremo tutti i media ispirati dalla storia del Solitario di Providence, compresi gli svariati film usciti fino a oggi.

Il colore venuto dallo spazio: la storia originale

Il narratore è un tecnico che si trova a svolgere dei rilevamenti in una vallata del New England che verrà inondata dall’avvio di un bacino idrico di prossima ultimazione.
L’area, chiamata Landa Folgorata, è un paesaggio di circa cinque acri, un tempo una fertile vallata, ma ora al posto della vegetazione vi è una polvere grigia come cenere, scheletri di alberi defunti e putridi tronchi a terra donano un’aria deprimente al tutto.
Per saperne di più sui cosiddetti Giorni Terribili il narratore si reca a parlare con il vecchio Ammi Pierce, che si dimostra ben felice di sapere che quelle terre verranno sommerse dalle acque.
Su insistenza del narratore Ammi ripercorre i fatti avvenuti tanti anni prima.
Un meteorite si abbatte nel 1882 vicino Clark’s Corners, a ovest di Arkham, nel Massachussets, nel terreno appartenente alla famiglia di agricoltori Gardner. Degli scienziati di Arkham giungono per prelevare un campione del meteorite, ma l’esemplare si consuma rapidamente costringendoli a tornare per prelevarne un altro pezzo; infine, scoprono che l’esemplare di partenza si è dissolto.
Il raccolto dei Gardner dei mesi successivi è insolitamente ricco ma il sapore dei frutti è completamente rovinato. I membri della famiglia iniziano a manifestare segni di malessere e preoccupazione per strane orme lasciate dagli animali. La neve sembra sciogliersi troppo velocemente nei dintorni, cominciano a crescere delle piante di un colore mai visto prima.
Gli scienziati sostengono che la colpa può essere di certi materiali rilasciati nel suolo dal meteorite, ma a dispetto delle rassicurazioni la famiglia Gardner inizia a essere evitata da tutti, e i suoi membri iniziano a diventare sempre più sofferenti e paranoici.
A un certo punto uno dei figli di Nahum sparisce, e il suo amico Ammi Pierce è l’unico a intervenire in suo soccorso. Giunto alla fattoria trova il bestiame deteriorato e la moglie, impazzita, è stata rinchiusa da Nahum in soffitta. La stessa sorta tocca all’altro figlio, e i due malati sembrano parlare tra loro in una lingua sconosciuta e persino brillare al buio.
Sembra insomma che l’essenza maligna del meteorite abbia avvelenato il terreno e gli esseri viventi, drenando il senno e la forza vitale delle vittime e spargendo ovunque il suo assurdo colore.

Il colore venuto dallo spazio
Colour out of Space by Ludvik Skopalik.png https://it.wikipedia.org/wiki/Il_colore_venuto_dallo_spazio#/media/File:Colour_out_of_Space_by_Ludvik_Skopalik.png


La polizia vuole fare luce sulla vicenda e costringe Ammi ad accompagnarla alla fattoria, dove trovano i membri della famiglia Gardner ridotti in briciole dalla creatura, che ha attecchito nel pozzo della fattoria. Infine, il mostro fuoriesce dal pozzo sotto forma di una colonna di luce ripartendo per gli spazi interstellari, distruggendo nel processo la fattoria.
L’incubo sembra finito, ma Ammi si rende conto che una parte dell’essere si trova ancora lì, e ciò minerà per sempre il suo equilibrio mentale.
Alla fine del racconto, il narratore torna a Boston per rassegnare le dimissioni, e si ripromette di non avvicinarsi mai più alla landa folgorata e tantomeno di bere l’acqua del bacino che la ricoprirà.

Il colore dallo spazio: biologia e analisi

L’alieno protagonista del racconto è un colore proveniente dallo spazio remoto incompatibile con lo spettro umano, dotato di una volontà rapace, che assume massa e forza man mano che estende la sua permanenza sulla Terra.
Non si tratta di né di un gas né di un plasma ma di una luce pura priva di sostanza (anche se, a contatto della pelle, da la sensazione di essere una sorta di vapore gelatinoso).
L’involucro meteoritico è insolitamente molle, quasi plastico, e deperisce rapidamente a contatto con l’ossigeno. Il frammento estratto brucia velocemente consumando anche il contenitore di vetro, manifestando qualche affinità con il silicio. Non produce gas se riscaldato e non è volatile al qualsivoglia temperatura. E’ particolarmente malleabile e di notte risplende di un colore non definibile. L’acqua e l’acido cloridrico non lo intaccano, l’acido nitrico e l’acqua ragia lo intaccano leggermente, sembra essere inattacabile a un buon numero di solventi.
Manifesta calore, duttilità e magnetismo, a contatto con potenti acidi si raffredda appena, rivela uno spettro sconosciuto, evapora a contatto con l’aria e si distrugge a vicenda a contatto con il silicio.
Evidentemente ha anche proprietà elettriche siccome attira i fulmini nelle vicinanze.

Da un’analisi chimica e fisica risulta la presenza di elementi transuranici assai duttili ma non volatili alle massime temperature, oltre alla presenza di linee di Widmanstatten come il ferro meteorico.
All’interno dell’involucro metallico vi è un globulo di un colore non comprensibile dal diametro di ricerca 7 centimetri, fatto di una sostanza lucida friabile che di distrugge facilmente senza rivelare nulla al proprio interno.
Esso rifugge la luce del Sole, preferendo nascondersi all’interno di grotte, pozzi e cantine, specialmente se sott’acqua. Non subisce danni fisici e neanche da fuoco o elettricità: i campi magnetici possono ostacolarlo ed eventualmente può essere danneggiato dagli incantesimi. Si muove sotto forma di un raggio lunare lungo le superfici, è in grado di compiere balzi e di attraversare gli spazi fisici che la luce è in grado di oltrepassare.
Passiamo ad analizzare il ciclo vitale della creatura.
Lo stato larvale del Colore è quello di un embrione sferico di circa tre pollici di diametro, il cui guscio metallico si spezza a contatto con l’atmosfera terrestre liberando la propria essenza, sotto forma di una luminescenza di un colore sconosciuto.

Da bravo parassita, mette radici nell’area sul quale è precipitato e inizia a succhiare energia dapprima dalle forme di vita più basilari, guastandone il sapore e la crescita, per poi alzare il tiro e svenare direttamente animali e umani. La frutta avvelenata cresce in modo abnorme, brilla di strani riflessi, assume un gusto amaro. La notte le piante diventano fosforescenti e si agitano come se fossero sferzate da un forte vento.
Una volta nel pieno dello sviluppo, il Colore inizia a cibarsi di uomini e animali, risucchiandone l’energia vitale. Gli umani mostrano sintomi come debolezza, accessi d’ira, avvertono fenomeni che gli altri non scorgono, subiscono allucinazioni e cominciano a parlare in idiomi sconosciuti.
Inoltre si sentono come “predestinate” a essere predate dal mostro, al punto che non fanno nulla per fuggire dalle sue grinfie.
Le forme di vita infestate spesso mutano di dimensioni o subiscono orrende mutazioni genetiche, come nel caso delle vittime umane che finiscono per gonfiarsi o avvizzirsi, per poi ridursi in gran parte dei casi in polvere quando la propria forza vitale è del tutto consumata.
La carne delle vittime appare secca, scagliosa, screpolata e affossata, tendente al grigio. Il grasso corporeo è rigonfio e ridotto a grumi fosforescenti. Gli occhi e le parti molli sono stirate e gonfie, come soggette a una forte pressione dell’aria dall’interno.
Quando il Colore raggiunge lo stadio adulto, abbandona il pianeta per vivere nello spazio, lasciando alle proprie spalle una terra arida e priva di vita, in una superficie che può andare dai 25.000 ai 100.000 metri quadri. C’è inoltre la possibilità concreta che esso si lasci alle spalle anche un embrione destinato a maturare in un prossimo futuro.

Tutti i film sul Colore venuto dallo spazio

La morte dall’occhio di cristallo

“La morte dall’occhio di cristallo” (Die, Monster, Die!) è un film di Daniel Heller del 1965.
Stephen Reinhart si reca ad Arkham per trascorrere una vacanza con la sua amica Susan, che risiede a Villa Witley, una dimora circondata dalle nebbie e da una vegetazione che si sbriciola al solo tocco. Nahum, il padre di Susan sulla sedie a rotelle (intepretato da Boris Karloff), gli fa conoscere la madre di lei, la quale incita a Stephan a scappare con la giovane siccome la tenuta è invasa dal male, che con tutta probabilità è stato richiamato dal vecchio, con fama di stregone.
Indagando sulle condizioni della vegetazione scopre che nel pozzo risiede un meteorite che emette una luce verde radioattiva. Le radiazioni hanno contaminato il personale che ha iniziato a mostrare gravi malesseri. Nahum, reso folle dalle radiazioni, si getta nel pozzo riemergendo come uno zombie radioattivo, che Stephen riesce a sistemare pur con difficoltà mentre un rogo distrugge la dimora.

La fattoria maledetta

La fattoria maledetta (The Curse) è un film di David Keith del 1987. Rispetto a La morte dall’occhio di cristallo è più vicino al plot dell’opera originale.
Un grosso meteorite si schianta vicino alla fattoria dei Crane e avvelena l’acqua nei dintorni. Gli animali cominciano a diventare selvaggi e la moglie del capofamiglia Nathan inizia a diventare instabile e progressivamente grottesca. Il bigotto Nathan la rinchiude in camera credendo si tratti di una punizione di Dio per la sua infedeltà; i due figli Zack e Alice rimangono sani consumando acqua non contaminata, mentre il fratellastro Cyrus e Nathan progressivamente impazziscono anch’essi finendo per diventare delle minacce per i due ragazzi.
In questa versione il colore è un liquido nocivo che esce da un meteorite sferico, che in breve tempo si dissolve in una gelatina che filtra nel terreno e ne modifica le proprietà metaboliche.

Colour from the dark

“Color from the dark” è un film di Ivan Zuccon del 2008.
Durante la Seconda Guerra Mondiale, in una piccola fattoria in provincia di Ferrara, vivono Pietro, sua moglie Lucia e la sorella Alice, che soffre di diversi disturbi mentali.
Pietro non è andato in guerra a causa di una disabilità fisica ma nonostante ciò tira avanti con la gestione della fattoria dando da mangiare a tutti.
Un giorno inavvertitamente estraggono qualcosa dal pozzo da cui si espande un colore che si mescola alle acque e poi svanisce. Da allora la fattoria si tinge di insolito, le piante brillano al buio, una entità demoniaca esce da un pozzo e prende possesso di Lucia. Comincia così una serie di orrori raccapriccianti e truculenti.
La trama e l’ambientazione come vediamo si scosta dall’originale ma il regista resta fedele all’atmosfera di partenza, concentrandosi sul senso di orrore grottesco e straniante.

Virus: Extreme Contamination

“Virus: Extreme Contamination” è un film del 2106 diretto da Domiziano Cristofaro, co produzione italiana, tedesca e kosovara.
La trama vede un giovane ricercatore di nome Mattia in Kosovo sulle tracce di Ammi, l’unico a conoscere la posizione di un campo elevato attorno a un meteorite, il quale rilascia dei batteri che permettono di vedere nuove, terrificanti dimensioni. Gli infetti si tramutano in creature bizzarre e pericolose. Le atmosfere horror e le ripugnanti trasformazioni richiamano il classico stile horror degli anni ‘80.

Die Farbe

“Die Farbe” è un film di Huan Wu del 2010.
Gli eventi narrati si svolgono nel 1930, nel 1945 e nel 1975.
Arkham 1975. Il padre di Jonathan Davis è scomparso. Le sue tracce conducono in Germania, dove l’uomo era stanziato nel corso della Seconda Guerra Mondiale. In Germania, Jonathan incontra Armin Pierske, il quale era in contatto con la famiglia Gärtener, nel cui terreno era caduto un meteorite.
Il film è girato in bianco e nero, con l’interessante eccezione del colore stesso che, appunto, è a colori.
S.T.Joshi lo ha definito come “il migliore adattamento cinematografico lovecraftiano mai realizzato”.

Annihilation

Annhilitation (Annientamento) è un film del 2018 di Alex Garland. E’ il film tratto dal primo romanzo della Trilogia dell’Area X di Jeff VanderMeer. Ti rimando al mio video dedicato per approfondirlo nel dettaglio.
La protagonista è una biologa che viene reclutata in una unità di una organizzazione governativa spedita a indagare su una misteriosa Area X, nella quale le leggi fisiche sono stravolte e avvengono orrende mutazioni, a causa di una entità piovuta dallo spazio.
Il Bagliore è un fenomeno che interessa un’ampia area che irradia rendendola quasi una dimensione a parte dal mondo circostante.
Nel romanzo l’area X è una zona da qualche parte negli Stati Uniti dove il tempo scorre diversamente che all’esterno e il cui margine si espande progressivamente verso nord. Essa crea cloni degli esseri umani che tornano al posto dei veri individui, e che spesso provoca il tumore a coloro che vi si addentrano.
L’Area X è un mondo completamente in mano alla natura, ma una natura mutata in maniera incomprensibile. I fiori delle stesse piante si differenziano come soggetti a una continua mutazione, i coccodrilli hanno file concentriche di denti come quelli degli squali.
In questo mondo alienato, distorto, vi sono alterazioni e duplicazioni di forma, tali da far dubitare alle protagoniste di essere coscienti e da far credere loro di muoversi in un sogno. O in un incubo.
Il prisma generato dal Bagliore nel faro riflette la luce spingendo con un processo di “rifrazione del DNA” le creature non umane a riprodurre il DNA umano, le scienziate trovano infatti un giardino nel quale non si capisce dove finiscono le piante e dove iniziano le persone.
Verso la fine, vediamo la creatura emergere dal corpo del capo della spedizione.
Una luminescenza che erutta incontrollata per spargersi nell’aria dipingendo arazzi luminosi, fluttuando in granuli che si aggregano in una forma nuvolosa incomprensibile fluttuante e mutante.
La musica è inquietante e distorta, il paesaggio è simile a una landa folgorata. Una goccia del sangue di Lena entra nel vorticoso fenomeno, le cellule si moltiplicano e ne nasce un essere che piano piano acquisisce le fattezze della donna, ne replica ogni movimento con precisione innaturale.
Anche se l’essere è identico a Lena rimane sempre qualcosa di alieno, una granata al fosforo non lo uccide bensì lo incendia. Il mostro da fuoco al faro con sé stesso all’interno e tutti gli alberi circostanti si incendiano di un bagliore sconosciuto all’unisono per poi sciogliersi come lava.

Color out of space

“Color out of space” è un film di Richard Stanley del 2019 adattamento diretto del racconto, prodotto da Elijah Wood con la sua compagnia SpectreVision.
Il film è pensato per essere il primo episodio di una trilogia di pellicole lovecraftiane che proseguirà con “L’orrore di Dunwich”.
In questo film il ruolo del narratore del racconto è ricoperto dall’idrologo Ward Phillips e Ammi Pierce qui ha il ruolo di sceriffo di Arkham, mentre il protagonista, Gardner, è interpretato da Nicolas Cage.
L’ambientazione è contemporanea. Il capofamiglia stavolta si chiama Nathan, non Nahum, e ha tre figli – Lavinia, Jack e Benny – anziché due figli maschi – Merwin e Zenas.

Il film si concentra sul degrado fisico e mentale della famiglia Gardner, composta dal capofamiglia Nathan – in rotta con la moglie che non si sente più attraente dopo un intervento di mastectomia – la figlia Lavinia – studiosa wicca – i figli Benny e Jack e il cane Sam.

In questa versione il Colore atterra come una roccia che distorce l’area circostante producendo un odore terribile e attira fulmini, e che il giorno dopo si è già ridotto in cenere.
La creatura dispone inoltre di nuovi poteri: può emettere scariche elettriche per impedire agli umani di scappare, ostacolare i dispositivi elettronici, animare gli alberi, fondere due esseri viventi in uno solo.
In questa versione sembra avere inclinazioni più aggressive che nel racconto. L’ipotesi che viene data nel film è che esso intenda ricostruire la Terra in qualcosa a lui familiare.
In una visione viene mostrato in mondo natale del Colore che viene rappresentato come una massa di tentacoli immersa nella sua luce orribile.

Il colore dello spazio nella cultura popolare

Stephen King ha riconosciuto l’influenza de Il colore venuto dallo spazio sul suo romanzo “Tommyknockers”, che a sua volta è stato adattato in una serie TV.
Abbiamo anche qui un’emanazione aliena che degrada mentalmente i membri di una comunità e un personaggio di nome Gardner. Ti rimando al video nel mio canale per approfondirlo.

Il videogioco Darkest Dungeon ha un’espansione chiamata The color of Madness, dove vi è una fattoria afflitta da creature extraterrestri portati da una cometa.

Il videogioco “Everybody’s Gone to Rapture” è ispirato alla trama del racconto.In questa versione il Colore è una luce venuta dallo spazio che per cercare di comunicare colpisce le vittime come un tumore cerebrale e poi le riduce in cenere, ed è in grado di spostarsi con le linee telefoniche.

Il racconto è stato adattato in manga da Gou Tanabe. Il numero 37 di Dampyr, Il fiume dell’orrore, è ispirato al racconto.

E con questo, per questa volta, è tutto. Lasciami un commento, sarò lieti di risponderti.
Noi ci vediamo alla prossima

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