I Miti di Cthulhu in The Mound: Omen of Cthulhu – Storia e Recensione

The Mound: OMen of Cthulhu

Benvenuti, miticini e miticine, a un viaggio senza ritorno verso le tenebre dell’ignoto, dove l’avidità umana si scontra con segreti più antichi delle stelle stesse.

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Oggi parliamo di The Mound: Omen of Cthulhu, un videogioco survival horror e d’azione cooperativo in prima persona sviluppato dallo studio indipendente chileno Eis Team e pubblicato da Nacon. Pubblicato ufficialmente il 15 luglio 2026 su PC, PlayStation 5 e Xbox Series X/S, il titolo include il supporto completo al crossplay per permettere a quattro giocatori di unire le forze contro l’orrore cosmico.

Ancora prima del suo debutto formale, il progetto ha catturato un grande interesse tra gli appassionati di Lovecraft. La versione dimostrativa presentata durante lo Steam Next Fest è stata scaricata da oltre duecentomila utenti, spingendo il gioco a superare le seicentomila aggiunte nella lista dei desideri della piattaforma Steam.

Da Il Tumulo a The Mound: Omen of Cthulhu

Per comprendere a fondo l’atmosfera di questo titolo occorre fare un salto indietro nel tempo, fino al periodo compreso tra il dicembre del 1929 e il gennaio del 1930, quando Howard Phillips Lovecraft scrisse la novella Il Tumulo (The Mound). Lovecraft lavorò come ghostwriter per conto dell’autrice Zealia Bishop, la quale gli fornì soltanto una brevissima traccia di due righe su un tumulo indiano infestato da un fantasma diurno e da una donna senza testa di notte.

Ritenendo la premessa troppo banale per una semplice storia di fantasmi, lo scrittore di Providence trasformò quelle poche parole in un’opera monumentale di circa trentamila parole, incentrata sulla scoperta del regno sotterraneo di K’n-yan celato sotto la cittadina reale di Binger, in Oklahoma.

Dopo la scomparsa dell’autore, la storia fu pubblicata nel 1940 sulla rivista Weird Tales in una versione tagliata da August Derleth, prima di ritrovare il suo testo integrale originale solo nel 1989. Questa gemma narrativa rappresenta una delle sole tre opere in cui Lovecraft descrive nei dettagli la cultura di una civiltà non umana, affiancandosi a capolavori come Alle montagne della follia e L’ombra venuta dal tempo.

La trama del racconto originale si apre nel 1928, quando un etnologo giunge a Binger per indagare sulle inquietanti leggende legate a un tumulo collinare evitato da tutti. Ottenuto un antico talismano di metallo sconosciuto dal saggio capo indiano Aquila Grigia, lo studioso scava nel tumulo e rinviene un cilindro indistruttibile contenente un lungo manoscritto in spagnolo del 1545.

L’autore del testo è Pánfilo de Zamacona y Nuñez, un conquistador della spedizione di Coronado guidato nel sottosuolo dal nativo Toro Che Carica. Zamacona scopre il regno sotterraneo di K’n-yan, illuminato da un’eterna luce azzurra e popolato da un’antica civiltà immortale e telepatica giunta dalle stelle. Nel corso dei millenni, tuttavia, gli abitanti di K’n-yan sono caduti nel sadismo, nella tortura negli anfiteatri e nell’uso di schiavi rianimati chiamati y’m-bhi e bestie quadrupedi ibride dette gyaa-yothn.

Terrorizzato dall’idea che questo popolo decadente possa invadere la superficie, Zamacona tenta la fuga con la nobile T’la-yub. I due vengono catturati: T’la-yub viene mutilata e trasformata nella sentinella notturna senza testa che sorveglia l’ingresso del tumulo. Zamacona compie un ultimo disperato tentativo smaterializzandosi con il manoscritto, ma nel 1928 l’etnologo scende nella cripta e si trova di fronte al corpo rianimato e orribilmente mutilato dello stesso conquistador, con un’iscrizione beffarda incisa sul petto, prima di fuggire terrorizzato verso la superficie.

The Mound: Omen of Cthulhu: la trama

Parallelamente, la narrazione del videogioco sposta l’azione nel XVI secolo lungo le coste di un’isola della foresta sudamericana. I giocatori interpretano quattro esploratori a bordo del galeone La Tempestad — Alonso de la Torre, Leonor, Don Rodrigo de Medina e Fra Gaspar —, spinti dall’avidità o dalla ricerca di redenzione. Inviati dal capitano attraverso contratti d’esplorazione, i quattro si addentrano nella giungla per raccogliere tesori e recuperare i vecchi registri abbandonati nei forti dalle spedizioni precedenti.

La squadra scopre che il territorio è dominato da una maledizione antica che sgretola la sanità mentale dei mortali. Avanzando verso il Tumulo, la foresta reclama i compagni caduti per trasformarli in mostri guidati dalla giungla, trascinando la spedizione in un vortice di illusioni e terrore.

Trattandosi di una struttura basata su contratti di spedizione, il “finale” delle missioni si divide in due esiti possibili.

Raggiungimento del tumulo ed estrazione riuscita: l’obiettivo conclusivo è raggiungere le porte del Tumulo (The Mound), riempire il carro trainato da buoi con i tesori più preziosi e coordinare la ritirata verso la scialuppa.

Riuscire a effettuare l’estrazione e tornare su La Tempestad sancisce il successo della spedizione, mettendo al sicuro i premi accumulati e sbloccando nuovi frammenti della lore sulla civiltà sotterranea.

Se la squadra viene sopraffatta dai mostri o non riesce a raggiungere il punto di fuga prima del tempo stabilito, la spedizione fallisce.

Tutti i tesori e le risorse raccolti vengono persi definitivamente, mentre gli esploratori rimangono intrappolati nella giungla come nuovi non-morti al servizio dell’orrore cosmico.

Tra le somiglianze spiccano l’ambientazione dei conquistadores spagnoli del XVI secolo, la presenza centrale del Tumulo come soglia per l’abisso sotterraneo e la figura agghiacciante dei cadaveri rianimati privi di volontà. Entrambe le opere mettono al centro la disgregazione della ragione di fronte all’orrore cosmico.

Le differenze risiedono nella struttura e nella geografia: la novella è ambientata nel 1928 a Binger, in Oklahoma, ed è costruita come uno studio etnografico su documenti d’epoca. Il videogioco posiziona invece l’azione direttamente sul campo nel XVI secolo tra le giungle sudamericane d’ispirazione cilena, sostituendo l’esplorazione solitaria con un ciclo cooperativo d’estrazione a squadre.

Addentrandosi nella foresta, i giocatori affrontano minacce inquietanti e letali. I nemici di base sono i Non Morti, ovvero gli esploratori delle spedizioni passate rianimati dalla maledizione. Tra i cieli e la vegetazione si muove il Tue Tue, mentre nelle zone più fitte si nasconde il Prowler, uno spaventoso predatore d’élite.

Il bestiario include anche ragni giganti, mostri avvolti da tentacoli ed esseri dagli occhi rossi che spiano dai rami degli alberi. La minaccia più terribile riguarda però i propri compagni: se un giocatore muore e non viene rianimato in tempo, la giungla prende il controllo del suo corpo, trasformandolo in una sentinella ostile che da la caccia ai superstiti. Persino la rianimazione svela dettagli macabri, con enormi centopiedi che fuoriescono dalla gola dei compagni rianimati e che devono essere subito uccisi.

L’universo di gioco trae linfa dai Miti di Cthulhu di Lovecraft. Sia il testo originale che il videogioco richiamano entità cosmiche come il Grande Tulu, l’abominio dalla testa di piovra giunto dalle stelle identificato con Cthulhu. A esso si affiancano Yig, il Padre dei Serpenti, e Shub-Niggurath, la Madre Nera venerata con riti perversi.

La tradizione del luogo ricorda anche Tsathoggua, il cui culto venne abolito quando la civiltà sotterranea scoprì entità di melma nera e viscosa che lo adoravano negli abissi di N’kai, oltre a riferimenti verso Nug, Yeb e Colui che non deve essere nominato. Un elemento fondamentale è il metallo magnetico di Tulu, usato per forgiare reliquie e cilindri indistruttibili. Nel videogioco, questa mitologia alimenta un sistema di pazzia progressiva che scatena piogge di sangue, fa apparire i compagni con le sembianze di mostri e deforma lo scenario attorno ai giocatori.

The Mound: Omen of Cthulhu: recensione

The Mound: Omen of Cthulhu si dimostra un titolo di grande personalità ma segnato da evidenti limiti tecnici.

Tra i grandi pregi rientrano un’atmosfera d’orrore cosmico straordinariamente opprimente, un audio ambientale immersivo arricchito dalla chat vocale di prossimità e il brillante sistema di allucinazioni che distrugge la fiducia tra i membri del gruppo.

I difetti tuttavia emergono nella macchinosità del gameplay. I movimenti dei personaggi risultano lenti, il sistema di combattimento appare impreciso e le armi da fuoco dell’epoca richiedono ricariche estenuanti, oltre a incepparsi o spegnersi sotto la pioggia. L’inventario personale offre soli sei slot, costringendo a continui viaggi verso un carretto spinto da un bue che tende a incastrarsi negli scenari. L’esperienza in singolo soffre per via di un’intelligenza artificiale poco collaborativa, la progressione generale risulta superficiale e su console si notano cali di framerate e bug grafici.

Alla fine, The Mound: Omen of Cthulhu è un titolo caldamente consigliato agli appassionati di Lovecraft e ai fan del survival horror cooperativo che intendono giocarlo in squadra con gli amici, pronti a perdonare le imperfezioni tecniche in cambio di un’immersione da brivido nell’orrore cosmico più puro.

E con questo è tutto. Fammi sapere quale è il tuo videogioco lovecraftiano preferito nei commenti. Noi ci vediamo alla prossima!

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