I Migliori Giochi ispirati a Lovecraft

I Migliori Giochi ispirati a Lovecraft

Nel vasto panorama dei videogiochi, un’oscura e intrigante corrente ha lentamente intrecciato i suoi tentacoli nell’immaginario dei giocatori di tutto il mondo: l’influenza di H.P. Lovecraft. Lo scrittore statunitense del XX secolo ha lasciato un’impronta indelebile nel genere dell’orrore letterario, ispirando generazioni di autori, registi e, naturalmente, sviluppatori di videogiochi. L’atmosfera claustrofobica, le creature indescrivibili e l’orrore cosmico che permeano le opere di Lovecraft si sono trasferiti con successo nel mondo digitale, dando vita a esperienze videoludiche uniche e spesso spaventose.

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In questo articolo, esploreremo il modo in cui il terrore lovecraftiano ha trovato casa nei videogiochi, analizzando alcune delle opere più significative che hanno abbracciato il suo lascito. Dalle avventure horror di sopravvivenza ai giochi di ruolo ricchi di atmosfera, il richiamo dell’ignoto e dell’indicibile continua a esercitare un fascino irresistibile nei cuori e nelle menti dei giocatori. Prepàratevi a immergervi nelle tenebre digitali, dove la paura assume forme inimmaginabili e la frontiera tra realtà e follia si sfuma.

Alone in the dark

Alone in the dark del 1992 è il primo episodio dell’omonima serie videoludica. Viene considerato, al netto di alcuni precursori, il primo videogioco survival horror della Storia.

Il gioco vero e proprio nacque da una idea di Frédérick Raynal, programmatore 3D di Infogrames, che si ispirò ai film dell’orrore come quelli di George Romero e Dario Argento per concepire un videogame il cui scopo fosse quello di sopravvivere agli zombie.

Il programma permetteva di posizionare una telecamera all’interno di una scena, di generarla in wireframe e di ottenere una immagine bitmap, perciò venne abbandonata l’idea iniziale di ricorrere a fotografie di luoghi reali come sfondi.

La grafica pixellosa, che oggi appare limitata e che scontava molti limiti tecnici del tempo, venne utilizzata con intelligenza per caratterizzare i mostri e suggerirne fattezze e movimenti, rendendoli inquietanti e minacciosi in quel contesto.

Infogrames aveva ricevuto dalla Chaosium la licenza per utilizzare gli elementi di gioco de Il richiamo di Cthulhu, ma scelse di utilizzarli essenzialmente come background narrativo di una storia originale. Il risultato quindi fu lontano da quello che la Chaosium si aspettava come adattamento del proprio gioco.

Alone in the Dark stesso avrebbe dovuto re-intitolarsi Call of Cthulhu: Doom of Derceto e costituire una trilogia del Richiamo di Cthulhu comprensiva dei precedenti giochi Shadow of the comet e Prisoner of ice, ma si scelse di lasciare soltanto alcuni accenni ai suddetti titoli.

Nel gioco si possono scegliere due protagonisti: Emily Hartwood od Edward Carnby: il secondo diventerà poi un personaggio abituale in tutti i titoli seguenti della serie.

Il personaggio – la cui scelta non incide sulla trama – può camminare e correre e ogni volta che entra in una stanza l’inquadratura cambia e si genera un nuovo ambiente pre renderizzato.

Con il tasto Invio si possono compiere le azioni come combattere, cercare, aprire, chiudere e spingere (nelle fasi più avanzate del gioco, anche saltare). Il personaggio può accumulare nell’inventario un numero limitato di oggetti come chiavi e libri, rimpinguare l’armamentario e bere e mangiare per sostenersi.

Quando si incontra un nemico si può tentare di scappare, affrontarlo fisicamente con il corpo a corpo, un’arma oppure lanciandogli contro l’arma stessa. Soltanto una manciata di mostri sono necessariamente da abbattere per arrivare a concludere il gioco. 

Nella magione sono disponibili vari documenti che forniscono indizi su come sconfiggere i nemici mediante il compimento di particolari azioni, e che illustrano i tremendi eventi che vi sono avvenuti.

Oltre ai mostri, il personaggio deve guardarsi anche dalle trappole nella casa e dalla lettura di libri proibiti che minano la sanità mentale e richiamano forze incomprensibili: siamo pur sempre in un gioco ispirato a Lovecraft, no?

Bloodborne

Non è un segreto che l’ideatore di Bloodborne, Hidetaka Miyazaki, si sia ispirato alle opere dell’oscuro narratore di Providence; la sorpresa, invece, risiede tutta nei livelli di lettura che possiamo dare a questo -riuscitissimo- rapporto tra il gioco e le opere letterarie dello scrittore solitario.

Grandi Antichi, regressioni bestiali, mescolanze genetiche, culti segreti, surrogati umani, foreste proibite, uomini-rettile e uomini-pesce, ma anche potenti entità cosmiche, umani degenerati, rune antiche e impronunciabili, riti oscuri, dimensioni oniriche, antiche civiltà, e soprattutto isolamento e perdita del controllo sulla realtà e su noi stessi: sono tutti temi che ricorrono pesantemente, sia negli scritti del padre della weird fiction, sia in questo titolo firmato FromSoftware e pubblicato da Sony Computer Entertainment nel 2015.

Sebbene le similitudini siano molteplici e disposte su più livelli, a differenza delle opere lovecraftiane in questo gioco è possibile vedere, combattere e perfino abbattere alcuni degli orrori cosmici che, lentamente ma inesorabilmente, ci trascinano con loro verso il demente abbraccio della follia. Per il vecchio H.P., invece, quando si arriva anche solo a intravedere questo tipo di entità, è già troppo tardi.

Creature mostruose e orripilanti, giganti dotati di tentacoli, umani degenerati, orrori alieni e Grandi Esseri. Ogni riferimento ai Grandi Antichi è del tutto voluto.

Accumulando punti intuizione (Insight), potremo iniziare a sbirciare dietro il proverbiale velo, e inizieremo a scorgere qualcosa oltre la follia, la paranoia, la ferocia e le viscere: i primi contatti con gli antichi orrori (Eldritch Horrors in lingua originale), araldi della violenta follia causata dal terrore cosmico che attanaglia la città.

Più guadagneremo punti intuizione, più saremo vulnerabili alla follia e rischieremo di perderci nell’antica, oscura quanto onirica metropoli di Yharnam.

I riferimenti ai Grandi Antichi sono evidenti nel loro equivalente del gioco, i Grandi Esseri, creature provenienti da mondi remoti che portano con sé segreti troppo grandi per la limitata mente umana; si sprecano i riferimenti a Cthulhu (come nel caso del boss Amygdala) e al Richiamo di Cthulhu (come le iscrizioni in pietra che il giocatore usa per potenziarsi, che sono la trascrizione della voce dei Grandi Esseri).

Proseguendo nel gioco e sconfinando del DLC The Old Hunters, quando la dimensione onirica chiamata il Sogno del Cacciatore diventa l’Incubo del Cacciatore, incontreremo perfino gli iconici uomini-pesce di The shadow over Innsmouth, uno dei più celebri romanzi di H.P. Lovecraft: gli ibridi discendenti di Pth’thya-l’yi, l’ittica sposa di Innsmouth che venerava Padre Dagon e Madre Idra e che, in Bloodborne, presta il nome all’antica civiltà Pthumeriana.

Call of Cthulhu: The Official Video Game

Il nome del gioco è ovviamente ispirato al racconto “Il richiamo di Cthulhu” di Lovecraft del 1926 che ha dato il nome anche al gioco di ruolo del 1981: a dispetto del titolo non è particolarmente legato alla trama del racconto (se escludiamo appunto lo stesso richiamo di Cthulhu presente nel gioco) quanto una storia inedita che implementa diversi elementi dei Miti di Cthulhu di Lovecraft.

Nel gioco abbiamo una qualità definita Occultismo che serve a interpretare il significato di antichi manufatti e di fenomeni oltre la comprensione umana. Oltre a ciò le indagini si basano sulle consuete caratteristiche di eloquenza, forza, investigazione, fiuto e psicologia che servono a ottenere le informazioni per proseguire nel gioco. I punti abilità ottenuti durante il gioco e la lettura di determinati volumi consentono di alzare i relativi parametri.

Dal livello delle abilità raggiunte dipende anche il successo delle ricerche svolte per ottenere indizi in giro per la città. Tieni presente che più nel gioco deciderai di approfondire la conoscenza dei fenomeni blasfemi che circondano la realtà e più la sanità mentale del personaggio verrà messa a dura prova, come Lovecraft insegna. Puoi scegliere quindi di sacrificare più o meno la ragione in cambio della conoscenza, e così sbloccare informazioni e finali aggiuntivi.

Come da tradizione lovecraftiana ci saranno

Siamo nel 1924, a Boston. Edward Pierce è un investigatore privato reduce della Prima Guerra Mondiale che soffre di preoccupanti incubi che cerca di sopprimere con pillole per dormire e alcolici. A un certo punto viene contattato dall’industriale Webster che vuole affidargli il caso della morte della figlia Sarah in un incendio domestico apparentemente provocato da lei stessa, che è costato la vita anche al marito Charles e al figlio piccolo. 

Darkest Dungeon

Darkest Dungeon, videogioco di ruolo indie finanziato con Kickstarter e rilasciato nel 2015.

Questa perla indie e’ riuscita a guadagnarsi un nome proprio e una community di appassionati per la sua atmosfera coinvolgente, il suo design da grim dark visual novel dagli inchiostri pesanti (nei cui tratti con linee dure e semplici qualcuno potrebbe vedere una citazione a Hellboy)  e la sua narrativa che sposa in modo perfetto il fantasy e l’universo lovecraftiano.

Questo gioco è nato dall’amore di un piccolo team di sviluppo che ha riversato creatività, lavoro raffinato e rispetto in un prodotto che si merita tutto il credito che gli si può’ dare. 

Darkest Dungeon è un rogue-like dungeon crawler prodotto dalla casa Red Hook, e qui cominciano già le citazioni. 

Il protagonista ha il compito di riportare ai vecchi fasti un’antica dimora che un suo antenato, devoto alle arti oscure, ha fatto cadere in disgrazia. 

Egli infatti ha rinvenuto nei sotterranei della magione un antico portale dal quale si è scatenato un abominio purulento. Resosi conto dell’orrore che ha scatenato, si toglie la vita dopo avere convocato il suo erede, esortandolo a ridare lustro alla loro casata.

Per raggiungere tale scopo il giocatore o deve ripulire dalle orrende presenze il paesino nei dintorni della dimora e soprattutto il Darkest Dungeon, assieme a una schiera di eroi giunti per l’occasione.

I personaggi proseguono in senso orizzontale attraversando una stanza dopo l’altra e misurandosi con orrori generati in modo casuale.

Anche se il gioco non è tratto da nessuna storia in particolare e non compaiono i mostri dei Miti, sono le atmosfere e le tematiche a ricordare molto le opere di Lovecraft (in primis, direi, “I ratti nei muri”).

Le meccaniche di gioco sono di chiara ispirazione lovecraftiana, siccome i personaggi, man mano che vengono esposti a corruzione, morte e accadimenti orrendi, cominciano a soffrire di fenomeni psicotici diventando ingovernabili, potendo anche morire. Uno dei medicinali è il laudano, che in Lovecraft è uno dei rimedi preferiti per sopportare la follia.

Dead Space

Dead Space è una serie di videogiochi di genere survival horror sviluppata da Visceral Games (ora EA Motive) e pubblicata da Electronic Arts. La serie è composta da tre giochi principali e alcuni spin-off, ed è ambientata in un futuro distante in cui l’umanità ha scoperto una forma di energia aliena chiamata “Marker” che ha portato alla creazione di armi avanzate e tecnologie.

Il protagonista della serie è Isaac Clarke, un ingegnere che si ritrova coinvolto in un’epidemia di necrosi, una malattia che trasforma gli esseri viventi in creature morte-vive. Il gioco si svolge principalmente sulla nave spaziale USG Ishimura, dove Isaac deve combattere contro gli alieni e cercare di sopravvivere, scoprendo intanto i segreti dell’origine del Marker.

La serie di giochi è famosa per l’enfasi infusa sulla sopravvivenza e sull’azione, e per la terrificante atmosfera horror che permea i vari capitoli.

Dead Space ha ottenuto un grande successo di critica e di pubblico, grazie alla sua grafica dettagliata, alla sua colonna sonora inquietante e alla sua trama avvincente, ed considerata una delle serie di videogiochi più influenti del genere survival horror degli ultimi anni, al punto che lo stesso Isaac è apparso come personaggio extra in vari altri giochi.

Nel corso dei capitoli seguiamo le avventure di Isaac Clarke (il cui nome chiaramente rimanda ai padri della fantascienza Isaac Asimov e Arthur C. Clarke), un ingegnere di sistemi inviato a bordo della USG Kellion a indagare sullo stato della USG Ishimura, dove era imbarcata la sua fidanzata Nicole Brennan.

Inizialmente, l’obiettivo di Isaac Clarke è quello di sopravvivere e di ritrovare la sua fidanzata ma man mano che la trama si evolve, si scopre che c’è molto di più dietro a questa missione.

Apprendiamo che la compagnia ha inviato l’equipaggio sulla Ishimura per recuperare il Marchio alieno, che ha il potere di trasformare gli esseri viventi in Necromorfi. La compagnia sperava di utilizzare il Marchio per creare armi avanzate e per ottenere il controllo sui Necromorfi, ma la sua presenza sulla Ishimura ha causato l’epidemia che ha decimato l’equipaggio.

Necronomicon: The Dawning of Darkness

Necronomicon: The Dawning of Darkness, noto anche come Necronomicon: The Gateway to Beyond, è una avventura punta e clicca del 2000 sviluppata per PC e Playstation da Wanadoo Edition. Si tratta di una avventura punta e clicca che prevede una serie di indagini per svelare le ragioni dietro lo strano comportamento dell’amico del protagonista, le cui ricerche sono ammantate di mistero e di cupe dicerie. Il giocatore deve individuare le piste giuste e interrogare numerosi soggetti per ottenere le informazioni necessarie a portare avanti il caso. Oltre a ciò, sono presenti diversi puzzle che devono essere risolti per portare alla luce le tremende verità che si celano dietro di essi. Il titolo offre 30 ore di gioco 4 livelli di difficoltà, personaggi animati in 2D e 3D e una dozzina di game over.

Il gioco segue fedelmente la trama di “Il caso di Charles Dexter Ward”, anche se tutti i nomi dei personaggi sono stati cambiati. La vicenda è ripensata in un’ottica maggiormente investigativa che spinge il giocatore ad addentrarsi negli oscuri meandri delle tradizioni di Providence, di antichi tomi e personaggi poco raccomandabili. 

Shadow of the comet e Prisoner of Ice

Shadow of the Comet” (titolo completo: Call of Cthulhu: Shadow of the Comet) è un’avventura grafica sviluppata nel 1993 da Infogrames, basata su alcuni racconti di Lovecraft come “La maschera di Innsmouth” e “L’orrore di Dunwich”.

Prisoner of Ice” (titolo completo: Call of Cthulhu: Prisoner of ice) è il suo sequel del 1995 sviluppato sempre da Infogrames, ispirato nella trama da Alle montagne della follia di Lovecraft. Inizialmente pubblicato per MS-DOS e Windows, nel 2015 Atari ne ha prodotto una versione per macOS e Linux

Questi due episodi costituiscono prequel del primo “Alone in the dark”, anche se i riferimenti della saga sono molto blandi.

In “Alone in The Dark”, il diario di viaggio di Lord Boleskine è un diretto riferimento a Shadow of the Comet (dove potrà essere raccolto dal protagonista). Boleskine è un riferimento a Boleskine House, villa in Scozia nella quale Aleister Crowley visse dal 1899 al 1918.

In questi titoli il giocatore può ispezionare l’ambiente con dinamica punta e clicca, mettere in inventario degli oggetti e utilizzarli per risolvere gli enigmi del gioco.

Shadow of the comet venne lodato per la trama anche se i puzzle erano percepiti come abbastanza snervanti. Adventure Game nel 2011 l’ha nominato 74imo miglior gioco di avventura mai realizzato.

In Prisoner of ice alcuni enigmi, se non risolti entro un certo arco di tempo, possono condurre al game over (anche se il gioco salva in maniera automatica prima di procedere con l’enigma). Vennero pubblicati anche tre fumetti in francese collegati al gioco. Si rivelò un buon successo commerciale, lodato per la trama e le atmosfere ma criticato per la piattezza del doppiaggio.

Questi giochi sono a tutti gli effetti ambientati nei Miti di Cthulhu di Lovecraft, e citano un gran numero di creature blasfeme come Cthulhu, Dagon, Yog-Sothoth e Nyarlathotep, così come i Grandi Antichi praticamente nelle loro caratteristiche canoniche.

Alcuni nomi dei personaggi, come Wilbur e Obed, sono rimandi a personaggi della narrativa lovecraftiana quali Wilbur Whateley e Obed Marsh. L’operazione Polaris ricorda nel titolo il racconto omonimo. Visivamente alcuni personaggi di Shadow of the comet ricordano celebri attori del cinema horror come Vincent Price e Jack Nicholson. 

Il rito descritto in Shadow of the comet ricorda da molto vicino quello eseguito in “L’orrore di Dunwich”.

Nella versione CD Rom di “The shadow of the comet” è accessibile un breve programma aggiuntivo intitolato “Visit To The Lovecraft Museum”, un museo virtuale realizzato con il motore grafico del gioco dove sono ospitati molti  artefatti che rimandano a personaggi e storie di Lovecraft.

Sherlock Holmes: The Awakened

“Sherlock Holmes: The awakened” è un videogioco avventura grafica del 2006 prodotto dalla Frogwares.

Il gioco ci immerge in un’indagine in piena ambientazione de I Miti di Cthulhu, nel quale si interpreterà il celebre Sherlock Holmes, assistito dal consueto Watson.

Le indagini vertono su misteriose sparizioni connesse a una setta segreta e coinvolgono diverse location: Londra, Basilea, la Louisiana e la Scozia. Una lotta tra il razionale e il soprannaturale.

Nel corso del gioco Holmes e Watson scopriranno che il culto sta compiendo una serie di omicidi in onore di una entità sovrannaturale, che altri non è che Cthulhu, che il culto intende risvegliare per portare l’apocalisse.

Stygian: Reign of the Old Ones

Stygian: Reign of the Old Ones, un interessante gioco di ruolo con dinamiche di combattimento della Cultic Games distribuito da 1C Entertainment che promette molte interessanti sorprese agli amanti del Solitario di Providence. Il progetto è stato finanziato con Kickstarter nel 2016 e realizzato per PC nel 2019. Il gioco ha ricevuto recensioni tendenzialmente positive che hanno esaltato specialmente la scrittura e le atmosfere orrorifiche lovecraftiane.

Anni ‘20. La città di Arkham e i suoi abitanti sono stati trasportati in un mondo alieno dopo un evento cataclismatico. I sopravvissuti lottano per sopravvivere, affrontando cultisti e creature inimmaginabili. Un personaggio misterioso, conosciuto come l’Uomo Cupo, guida il protagonista attraverso una serie di pericoli alla ricerca del Necronomicon, l’unico modo per fuggire da Arkham. La città è preda di malavitosi, cultisti ed entità blasfeme e non sarà facile sopravvivere a tutte le numerose e variegate minacce.

Il personaggio si imbatterà in numerosi indizi e combatterà contro un’entità extraterrestre per risolvere un enigma e trovare il Necronomicon. Alla fine, il protagonista tornerà alla Miskatonic University, ma avrà subito delle conseguenze devastanti e dovrà affrontare ulteriori sfide prima di ottenere accesso al Necronomicon.

Stygian

The Sinking City

“The Sinking City” è un videogioco di genere investigativo in terza persona sviluppato dalla Frogware, già creatrice di titoli di simile stampo investigativo/lovecraftiano come “Sherlock Holmes: The awakened”.

Non per niente, nel corso del titolo è possibile trovare poster del film “Sherlock holmes and the mystery of Creepy Watson”, che è una scherzosa allusione al glitch del precedente titolo che vedeva il Dottor Watson apparire dal nulla nei pressi del personaggio del giocatore.

Il gioco coniuga sia le atmosfere horror misteriose di Lovecraft che le contraddizioni dei ruggenti Anni 20 americani: lo sviluppo economico e il proibizionismo, la separazione etnica e la diffidenza verso gli stranieri. Il giocatore può prendere coscienza delle varie zone da esplorare attraverso la mappa e raggiungerle mediante barca a motore che naviga per i canali che nella città allagata hanno ormai sostituito le strade.

Il gioco adatta una dinamica open world e meccanismi di indagine che richiamano giochi come “Sherlock Holmes: Il risveglio della divinità”. Alcuni territori sono esplorabili a piedi mentre altri in barca, essendo completamente allagati. Il giocatore può stabilire gli obiettivi da esplorare sulla base dei documenti e delle testimonianze raccolte.

La trama principale è accompagnata da una serie di quest secondarie alcune delle quali sono funzionali alla storia base, e che permettono di espandere la giocabilità del gioco.

Nel corso delle indagini ci si ritroverà a risolvere dei veri e propri casi e ad analizzare le scene del crimine, sia tramite domande appropriate che con il senso soprannaturale. Una volta trovate gli indizi, sarà possibile metterli in ordine nell’apposito menù delle Deduzioni che possono condurre a risultati differenti in base ai collegamenti effettuati.

Man mano che Charles annota fatti e dichiarazioni nel suo taccuino, si forma una sorta di palazzo mentale che il giocatore può consultare per procedere con la trama.

Il protagonista si trova spesso e volentieri alle prese con dilemmi etici derivanti dalle difficili condizioni con le quali è costretto a interagire.

É possibile definire una trentina di attività divise tra migliorie di tipo fisico, perfezionamento in battaglia e arti pratiche. Come da ogni gioco lovecraftiano che si rispetti, è presente un accumulatore di Pazzia che si incrementa mano a mano che si assiste a eventi disturbanti o che si utilizzano poteri mentali. Più l’indice si consuma, più Reed è vittima di alterazioni sensoriali e visioni di personaggi già affrontati in precedenza. Per rimuoverle sarà necessario fare uso di sedativi.

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