Ben ritrovati, miticini e miticine, a un nuovo viaggio nell’oscurità. Oggi scaviamo a fondo in quel miracolo dell’orrore indipendente che è The Void – Il Vuoto.
Leggi tutto: The Void – Un horror lovecraftiano quasi perfettoSapete, c’è qualcosa di magico nel modo in cui questo film è nato: con un budget minuscolo di circa 82.000 dollari raccolto grazie al crowdfunding, un gruppo di folli sognatori canadesi ha creato qualcosa che mette in imbarazzo colossi da milioni di dollari. Non è solo un film, è un atto d’amore verso un cinema che non esiste quasi più.
The Void – Il vuoto è un’opera che ti trascina in un incubo senza fine, una discesa brutale e viscerale nel puro orrore cosmico e soprannaturale. Uscito nel 2016, questo film canadese indipendente non è solo una storia di mostri, ma un viaggio allucinante che mescola body horror e terrore metafisico, ambientato quasi interamente in un ospedale isolato e sotto assedio. È un’esperienza che sfida la ragione, dove i confini tra la nostra realtà e dimensioni infernali si sfaldano completamente.
La scintilla che ha dato vita a questo progetto è affascinante e quasi fatidica. Jeremy Gillespie, uno dei registi, stava lavorando ai Pinewood Studios proprio nel periodo in cui Guillermo del Toro stava tentando (senza successo) di adattare Alle montagne della follia di Lovecraft. Sentendo Del Toro parlare di come volesse approcciarsi all’orrore lovecraftiano in modo inedito, Gillespie ha iniziato a immaginare le atmosfere che avrebbero poi popolato il film, decidendo di lasciare elementi come le piramidi e i triangoli volutamente ambigui per l’interpretazione del pubblico.
Sebbene Gillespie e l’altro regista, Steven Kostanski, facessero parte del gruppo canadese Astron-6 (noto per commedie horror), decisero di non usare quel nome per The Void a causa del suo tono estremamente serio e oscuro.
Il cuore pulsante del film — i suoi incredibili effetti speciali — è stato finanziato tramite una campagna su Indiegogo che ha raccolto 82.510 dollari. Mentre gli effetti venivano pagati dai fan, il resto del film è stato finanziato attraverso canali di produzione indipendenti.
Per superare i limiti di budget, i registi hanno sfruttato la loro rete di contatti; molti membri del team di effetti speciali di Suicide Squad (su cui Gillespie e Kostanski stavano lavorando all’epoca) hanno prestato il loro talento per creare le creature di The Void.
The Void – La trama

Tutto comincia in una notte che puzza di fumo e terrore. James fugge da una fattoria isolata mentre Simon e Vincent, due uomini spietati, danno fuoco a una donna pur di fermare quello che definiscono un contagio. Quando l’agente Daniel Carter trova James e lo porta al Marsh County Hospital, pensa di essere al sicuro. Ma quell’ospedale è un guscio vuoto, una struttura semidistrutta da un incendio dove lavora un personale ridottissimo, tra cui Allison, la moglie di Daniel con cui il rapporto è in pezzi dopo la perdita di un figlio.
Non c’è tempo per le lacrime. L’infermiera Beverly, in preda a una follia improvvisa, massacra un paziente e inizia a strapparsi la pelle dal volto, urlando che non le appartiene. Daniel è costretto a ucciderla, ma questo è solo il primo sussulto. Fuori, l’ospedale viene circondato da figure silenziose in tuniche bianche con triangoli neri sul volto: una setta che non vuole lasciare superstiti.
Mentre la realtà inizia a deformarsi — con corridoi che si allungano e stanze che mutano — scopriamo il vero male: il dottor Powell. Distrutto dalla morte della figlia Sarah, Powell ha abbandonato la medicina per il culto di entità “più vecchie di Dio”. Non è più un uomo; è un sacerdote del Vuoto che ha scoperto come sfidare la morte trasformando la carne umana. Sotto l’ospedale, in un seminterrato che non dovrebbe esistere, Powell compie esperimenti innominabili.
La rivelazione più atroce riguarda però Maggie, la ragazza incinta che tutti cercavano di salvare. Lei è la vera adepta, il “vascello” scelto per far rinascere la figlia di Powell attraverso un rito empio. Mentre Maggie si squarcia per partorire la “Sarah-creatura”, un ammasso di tentacoli e orrore, Daniel deve affrontare il suo inferno personale: trova Allison trasformata in un’abominazione e, in un ultimo atto di pietà, la finisce con un’ascia.
In un crescendo di follia, il portale si apre. Daniel, invece di cedere alle promesse di Powell di riavere la sua famiglia, sceglie il sacrificio: trascina il dottore ormai scuoiato e mutato attraverso il portale luminoso, scomparendo nel Vuoto. Simon e l’interna Kim riescono a fuggire mentre l’ospedale crolla su se stesso, sigillando — forse — quel passaggio. Ma per Daniel e Allison non c’è ritorno: l’ultima inquadratura li mostra mano nella mano in una dimensione aliena, sotto un cielo di cenere, a fissare una piramide nera colossale che fluttua nell’infinito.
Le influenze lovecraftiane in The Void
L’anima di The Void è profondamente radicata nel concetto di orrore cosmico, un territorio dove la paura non nasce solo da ciò che è visibile, ma soprattutto da ciò che rimane ignoto e inconcepibile per la mente umana. Il film non ha bisogno di citare esplicitamente Cthulhu per evocare l’essenza dei Miti; la sua stessa genesi è legata a una suggestione lovecraftiana diretta, poiché il regista Jeremy Gillespie concepì le prime immagini del progetto mentre lavorava ai Pinewood Studios vicino a Guillermo del Toro, proprio mentre quest’ultimo discuteva il suo mai realizzato adattamento di Alle montagne della follia. Da questo terreno fertile è nata l’estetica del film, dominata da una simbologia geometrica di triangoli e piramidi che non sono semplici decorazioni, ma evocano una logica aliena e una realtà non euclidea che sfida le leggi della fisica e del tempo.

Al centro di questa discesa nell’abisso troviamo la figura del dottor Richard Powell, che incarna perfettamente l’archetipo lovecraftiano dello scienziato o del ricercatore che, spinto dal dolore personale o dalla brama di conoscenza, si spinge oltre i confini del proibito. Powell giunge a considerare la natura stessa come una “futilità” e cerca di spezzare il ciclo di vita e morte attraverso riti che gli consentono di contattare entità più antiche di Dio e del tempo. Questa ricerca lo trasforma in un servitore di forze caotiche e indifferenti, richiamando la figura di Azathoth, il “caos nucleare” che nei racconti di Lovecraft risiede al centro dell’universo; proprio come Azathoth, l’entità nel Vuoto rappresenta un’essenza primordiale che distorce la materia e lo spirito senza alcun riguardo per la moralità umana.
Il nichilismo cosmico dell’opera raggiunge il suo apice nel modo in cui il corpo umano viene trattato: gli individui non sono che vasi o incubatrici per la nascita di creature interdimensionali, come dimostrato dal destino di Maggie, il cui corpo esplode per dare alla luce l’abominio che dovrebbe rappresentare la figlia defunta del dottore. Questa visione trasforma l’ospedale in un organismo mutante, un labirinto di corridoi che si spostano e realtà che si piegano, portando i personaggi a confrontarsi con la propria insignificanza. La piramide nera che appare nelle visioni e domina il finale rappresenta l’apice di questo orrore: è un nesso tra dimensioni, un tempio o forse una prigione per divinità colossali che fluttuano in un cielo alieno e plumbeo.
Il terrore in The Void prospera nel mistero lasciato volutamente insoluto, poiché spiegare ogni dettaglio priverebbe l’opera della sua potenza lovecraftiana. Il film ci trascina in una dimensione di puro male dove l’umanità è ridotta a nulla di fronte all’infinito oceano del cosmo, lasciando Daniel e Allison intrappolati in un’eternità desolata sotto l’ombra di quella piramide, un’immagine che sigilla il destino ineluttabile dei protagonisti in un universo governato da forze oscure e millenarie
Se dobbiamo fermarci a guardare The Void puramente come pellicola, ci troviamo davanti a un’opera visivamente sbalorditiva, un vero miracolo nato da un budget di circa 82.000 dollari raccolti tramite crowdfunding. È un film che indossa con orgoglio le proprie cicatrici, mostrandoci cosa significhi la vera passione per il genere horror, anche se non tutto scorre liscio.
La sceneggiatura però è a tratti criptica e labile, e i personaggi purtroppo mancano di quella profondità necessaria a farci piangere per il loro destino, finendo spesso per sembrare semplice “carne da cannone” per le mostruosità che infestano l’ospedale. Anche il nucleo emotivo centrale, il rapporto tra Daniel e Allison, risulta a tratti freddo e goffo, lasciandoci quasi indifferenti di fronte a scene che dovrebbero essere strazianti. Tuttavia, ogni incertezza narrativa viene spazzata via da una scelta tecnica coraggiosa e trionfale: l’uso totale di effetti speciali pratici, realizzati con lattice e melma, che ci regalano mostri dotati di una fisicità e di un peso che la CGI moderna non riesce più a trasmettere. È un atto d’amore viscerale che ci riporta direttamente agli anni ’80, evocando il genio di maestri come John Carpenter, Clive Barker e David Cronenberg. La fotografia e l’uso magistrale delle luci creano un’atmosfera di tensione palpabile, trasformando un ospedale in smobilitazione in un dedalo claustrofobico dove il terrore visivo compensa ampiamente le lacune dello script.
The Void: Giudizio

Come opera Lovecraftiana, invece, The Void rasenta la perfezione assoluta, catturando quell’orrore cosmico che molti altri film hanno solo scalfito. Riesce a trasmettere in modo brutale il senso di ineluttabilità e di un destino già segnato, marchi di fabbrica del Solitario di Providence, dove l’essere umano scopre di essere insignificante di fronte a forze millenarie. Il dottor Powell incarna lo scienziato folle che, nel tentativo di sconfiggere la morte e la “futilità della natura”, apre le porte a entità più vecchie di Dio e del tempo, distruggendo la propria umanità nel processo. La simbologia dei triangoli e della piramide nera finale richiama una geometria non euclidea e aliena, suggerendo l’esistenza di un ordine cosmico caotico che ricorda la figura di Azathoth, il caos nucleare al centro dell’universo. Il film non cerca di spiegare l’inesplicabile, rispettando l’idea che il vero terrore viva nel non sapere e nell’impossibilità per la mente umana di comprendere ciò che risiede nel Vuoto. Il finale non offre una vera salvezza o un porto sicuro, ma ci lascia con un’immagine di potente desolazione: Daniel e Allison sono finalmente uniti, ma intrappolati per l’eternità in una dimensione di orrore, minuscoli spettatori di una colossale piramide oscura che fluttua sotto un cielo alieno. The Void non ci rassicura mai, ma continua a sussurrarci che il velo della nostra realtà è terribilmente sottile e che, una volta strappato, non esiste alcun modo per tornare indietro verso la luce. È un viaggio oscuro dedicato a chi è pronto a smarrirsi nell’ignoto, accettando che nel vasto oceano del cosmo siamo solo frammenti di carne alla deriva.











