Cthulhu: The Cosmic Abyss debutta il 16 aprile 2026 e si attesta come uno dei progetti più ambiziosi nati dalla collaborazione tra l’editore Nacon e lo studio Big Bad Wolf. La genesi del titolo è segnata da un contesto industriale turbolento, in quanto Nacon affronta gravi difficoltà finanziarie e procedure di insolvenza proprio durante la fase di rilascio del gioco. Nonostante tali ostacoli, lo studio sviluppatore, già celebre per opere quali The Council e Vampire: The Masquerade – Swansong, riesce a portare a termine una visione che si discosta dai canoni tradizionali del genere horror.
Leggi tutto: Cthulhu: The Cosmic Abyss: storia e recensione Leggi tutto: Cthulhu: The Cosmic Abyss: storia e recensioneA prima vista un’esperienza survival horror convenzionale, carica di azione e scontri diretti, la realtà del prodotto finale invece smentisce queste previsioni e propone un puzzle game narrativo che richiede un approccio analitico e riflessivo da parte dell’utente.
Cthulhu: The Cosmic Abyss – La trama
L’anno 2053 si presenta come un’epoca di crisi globale in cui le risorse naturali scarseggiano e le grandi corporazioni setacciano i fondali oceanici in cerca di materie prime. In questo scenario di disastri ambientali e crescente attività occulta opera Noah Williams, un investigatore dell’agenzia Ansile. La sua missione ha inizio quando riceve l’incarico di ritrovare l’equipaggio della stazione mineraria Ocean Eye, sparito nel nulla nel Pacifico. Per preservare la propria lucidità mentale, Noah si avvale del supporto di Key, un’intelligenza artificiale che funge da ancora psicologica durante l’intera indagine.
La ricerca conduce inizialmente Noah a casa di un altro agente scomparso, dove la risoluzione di un enigma nel seminterrato apre un portale verso una dimensione aliena caratterizzata da una visione cosmica terrificante. Dopo un difficile tragitto sottomarino che lo porta alla stazione Ocean Eye, Noah scopre che l’intera operazione mineraria è una facciata. Il miliardario Andrew Marsh ha finanziato la spedizione con il vero scopo di raggiungere le rovine ciclopiche di R’lyeh, la città prigione del Grande Antico.
Il percorso all’interno di R’lyeh mette a dura prova la sanità mentale dell’investigatore, il quale attraversa architetture folli e incontra creature come gli Shoggoth. Nel cuore della prigione, in un’area nota come Yithion, Noah si ricongiunge finalmente con la sua partner Elsa. Qui la trama svela che la coscienza del precedente guardiano della prigione è ormai distrutta e che un nuovo ospite deve prenderne il posto per mantenere l’entità sigillata all’interno del macchinario.
L’atto finale pone Noah di fronte a una scelta definitiva tra Elsa, l’Occhio e la Stella di Shamash.
Se il protagonista decide di seguire il proprio intuito e attiva i meccanismi di contenimento, egli riesce a salvare la realtà, sebbene l’esperienza lasci segni psicologici indelebili e incubi ricorrenti.
Al contrario, se Noah ripone una fiducia eccessiva nella logica artificiale di Key o se soccombe alla corruzione psichica accumulata, il sigillo si spezza. In questo caso, il Grande Antico si risveglia e provoca l’annientamento istantaneo dell’intero pianeta.
Il sistema dei finali si basa sulla gestione della Corruzione e della Sanità mentale accumulata attraverso sette capitoli. Esistono sei esiti possibili, determinati da una scelta tripla nel capitolo finale tra Elsa, l’Occhio e la Stella di Shamash.
Il Finale Vero richiede che la sanità mentale rimanga sopra il 75% e che Noah raccolga i tre Tomi Proibiti. In questo scenario, il protagonista contiene l’entità e sopravvive, sebbene resti segnato da incubi permanenti.
Il Finale Segreto si sblocca solo se il giocatore possiede un valore di Intuizione pari esattamente a 13 nel quarto capitolo e risponde correttamente a un indovinello dell’Araldo. Se la corruzione prevale o la sanità scende sotto il 25%, il mondo affronta l’annientamento totale con il risveglio della divinità cosmica. Altri finali offrono risoluzioni ambigue dove la sopravvivenza di Elsa mette in dubbio la realtà stessa degli eventi vissuti.
L’universo di Cthulhu: The Cosmic Abyss attinge con rigore dal corpus letterario di H.P. Lovecraft e rielabora i pilastri fondamentali dei Miti di Cthulhu attraverso un design che predilige l’atmosfera alla pura azione. L’ambientazione ricostruisce la leggendaria città sommersa di R’lyeh, la quale appare come una struttura ciclopica e disturbante dotata di un’architettura folle che sfida la logica e la geometria umana. Al centro di questo complesso si colloca Yithion, il cuore pulsante della prigione dove risiede la coscienza del guardiano incaricato di contenere l’entità millenaria.
Le entità che popolano l’abisso includono figure iconiche quali i terrificanti Shoggoth, che si annidano nei labirinti della città e incarnano una minaccia fisica quasi inarrestabile. Il Grande Antico, Cthulhu, non agisce come un tradizionale boss da sconfiggere con la forza, ma si manifesta attraverso un’influenza psichica costante che distorce la realtà, il suono e la percezione stessa di Noah. La figura dell’Araldo e i riferimenti alla civiltà degli Yith arricchiscono il mosaico mitologico e legano il destino dell’umanità a segreti che risalgono a epoche antidiluviane.
Il concetto di orrore cosmico trova espressione nella consapevolezza dell’estrema insignificanza umana di fronte a potenze incalcolabili e incomprensibili. La narrazione adotta una strategia che mostra l’orrore invece di limitarsi a raccontarlo, e integra numerosi riferimenti nascosti e “easter egg” per i conoscitori dell’opera originale. Un elemento centrale riguarda il legame inscindibile tra conoscenza e follia: ogni progresso nell’indagine e ogni lettura di testi proibiti, come l’Abyssal Lexicon o il Codice del Profondo, aumenta l’Intuizione ma riduce in modo permanente la capacità di Noah di mantenere la propria sanità mentale.
Ogni oggetto rinvenuto nel corso dell’avventura, dalla Stella di Shamash alla Chiave d’Argento, funge da catalizzatore per eventi che mettono a dura prova la lucidità dell’investigatore. L’interazione con la Stella permette il trasferimento della coscienza umana nel macchinario yithiano, un processo necessario per assumere il ruolo di Guardiano e garantire il contenimento dell’entità cosmica.
Nel Capitolo 4, mentre si è nella Cattedrale Sommersa, offrire la Chiave d’Argento all’Araldo se si possiede Intuizione 13 consente di evitare interamente lo scontro con il boss finale e conduce Noah verso l’obiettivo “Verità Cosmica”.
La tensione psicologica non deriva da salti sulla sedia, bensì dalla minaccia invisibile della Corruzione, un indicatore che riflette quanto la mente del protagonista soccomba all’influenza delle divinità esterne. Questo approccio rispetta lo spirito originale di Lovecraft, dove la scoperta della verità coincide inevitabilmente con l’inizio dell’annientamento psichico dell’individuo.
Cthulhu: The Cosmic Abyss – Recensione
Cthulhu: The Cosmic Abyss evidenzia un titolo caratterizzato da forti contrasti, dove l’ambizione artistica si scontra con evidenti limiti tecnici.
Dal punto di vista di un appassionato di orrore cosmico, il pregio maggiore risiede nell’atmosfera di puro terrore e meraviglia che permea ogni scenario, grazie a un approccio che predilige il mostrare rispetto al semplice raccontare. Il comparto sonoro, arricchito dalle note della violoncellista Tina Guo e dalle composizioni di Nicolas Garcia, convince pienamente e accompagna con maestria la discesa negli abissi della follia. L’uso dell’Unreal Engine 5 permette una resa visiva straordinaria della città di R’lyeh, con un’illuminazione e una nebbia volumetrica che esaltano il senso di oppressione e isolamento.
Il cuore dell’esperienza risiede in un sistema di enigmi ben progettati che offrono spesso soluzioni multiple, una dinamica che influenza direttamente il livello di Corruzione del protagonista. Questa struttura richiama la complessità di titoli come Outer Wilds e spinge il giocatore a un’esplorazione meticolosa attraverso l’uso del sonar e del database “Vault”. La varietà degli approcci garantisce una rigiocabilità interessante, poiché ogni decisione ha un peso reale sull’esito della storia e sul destino del mondo.
Tuttavia, il gioco è stato criticato per varie lacune tecniche riscontrate che includono crash frequenti e cali di fluidità, specialmente durante l’uso delle mappe mentali. I controlli possono risultare pesanti e poco precisi durante le fasi di movimento, un difetto che può generare frustrazione in un titolo che richiede precisione nell’indagine ambientale. Sul piano narrativo, la trama segue tropi molto classici dell’universo lovecraftiano che appaiono prevedibili per i conoscitori del genere.
Il colpo di scena finale e lo sviluppo dei personaggi secondari non sempre raggiungono l’impatto emotivo sperato, a causa di una scrittura talvolta claudicante e di animazioni facciali poco rifinite.
Per concludere, consiglio questo titolo principalmente agli appassionati più accaniti dei miti di Cthulhu e a chi apprezza i puzzle game cerebrali e riflessivi ma, in ogni caso, può essere una buona scelta per chi non ha sperimentato prima d’ora altri giochi lovecraftiani e ha deciso di cominciare.










