La visibilità online è diventata una necessità anche per categorie professionali tradizionalmente meno abituate al marketing, come avvocati e studi legali. In una conversazione tra Ilario Gobbi e Francesca Giovannetti, consulente SEO specializzata in professionisti del diritto, vengono approfondite le dinamiche, le difficoltà e le soluzioni legate al posizionamento di siti legali sui motori di ricerca e alla promozione digitale di queste attività.
Leggi tutto: Strategie di promozione online per studi legali: SEO, contenuti e autorevolezzaspecificità SEO del settore legale
Secondo Giovannetti, molti studi legali faticano a vedere la comunicazione digitale come una vera opportunità imprenditoriale. Le difficoltà principali che incontra in fase di consulenza riguardano:
- una bassa familiarità con le metriche digitali e le logiche del marketing online
- la tendenza a essere autoreferenziali, con contenuti centrati sul curriculum più che sul valore per il cliente
- la convinzione che il posizionamento su Google sia l’unico elemento da considerare per acquisire visibilità
Molti avvocati desiderano essere in prima posizione per keyword come “avvocato divorzista Milano”, ma faticano a comprendere che dietro questo risultato c’è una strategia complessa che inizia molto prima del posizionamento: branding, costruzione di autorevolezza, produzione di contenuti coerenti nel tempo.
Il settore legale, come quello medico, rientra tra quelli etichettati da Google come YMYL (Your Money or Your Life), ovvero ambiti nei quali l’informazione può avere un impatto diretto sulla vita o sulle finanze delle persone. Questo comporta regole più severe in termini di qualità, affidabilità e verificabilità dei contenuti.
Google richiede una forte dimostrazione di experience, expertise, authoritativeness, trustworthiness (E-E-A-T). Questo significa che per avere una reale possibilità di posizionarsi, un sito di uno studio legale deve fornire contenuti firmati da autori esperti e aggiornati, con presenza di fonti, disclaimer, riferimenti normativi e, se possibile, recensioni verificate e una chiara identità professionale online.
Un ulteriore aspetto critico è il comportamento dell’utente. Chi cerca un avvocato non compie un acquisto impulsivo: prima di contattare un professionista compie ricerche lunghe, si informa, confronta situazioni simili. Questo allunga i tempi decisionali e impone un approccio informativo di ampio respiro, centrato sulle domande e sui problemi concreti delle persone.
Attività SEO per gli studi legali
Il lavoro sulla SEO legale parte raramente da un sito già funzionante. Più spesso ci si trova davanti a siti obsoleti o mai realmente utilizzati come strumento di comunicazione. In questi casi, l’attività comincia dalla costruzione del brand, non nel senso pubblicitario ma in quello identitario: definire il posizionamento distintivo del professionista, individuare la sua nicchia e il valore aggiunto rispetto alla concorrenza.
La comunicazione viene sviluppata su più canali, a partire dal sito ma allargandosi, a seconda del tipo di clientela, anche a canali social, video, newsletter e collaborazioni esterne. I contenuti sono pensati in ottica di lungo periodo, con coerenza tematica e continuità editoriale.
Un altro aspetto essenziale è la capacità di recuperare e valorizzare esperienze precedenti: capita che alcuni professionisti abbiano già scritto per riviste di settore o portali specializzati, ma in ambienti poco indicizzati o privi di visibilità organica. In questi casi si lavora per riportare questi contenuti in contesti SEO-friendly.
La keyword research nell’ambito legale
Uno degli ostacoli più difficili da superare è la distanza tra il linguaggio tecnico-legale degli avvocati e quello utilizzato dagli utenti comuni. La ricerca delle keyword non parte da come si esprimerebbe un giurista, ma da come una persona qualunque porrebbe un problema in un motore di ricerca.
Le keyword più efficaci sono spesso quelle legate alle paure e alle domande preliminari: “mio marito mi ha tradita, posso chiedere il divorzio?”, “posso registrare le conversazioni del vicino?”, “che succede se ricevo una querela?”.
Lavorare su queste ricerche informative, spesso lunghissime e molto specifiche, permette di intercettare l’utente nella fase di awareness, ovvero nel momento in cui sta cercando di capire se ha davvero bisogno di un avvocato e quale potrebbe essere la sua situazione giuridica. Le keyword a coda lunga sono in genere meno competitive, quindi consentono di posizionarsi più facilmente, portando traffico profilato e, nei casi più efficaci, contatti diretti.
Un esempio emblematico riguarda un cliente che ha ottenuto numerosi lead da una singola pagina costruita attorno a una keyword rarissima legata a un caso di successione. Il contenuto rispondeva in modo preciso a una domanda ricorrente nei forum, nei gruppi Facebook e nei commenti online, dimostrando come la SEO non sia solo tecnica ma capacità di ascolto e traduzione dei bisogni.
L’importanza della visione strategica
La promozione online per studi legali non può limitarsi alla costruzione tecnica del sito o alla selezione di alcune parole chiave. Richiede un percorso completo: partire dall’identità del professionista, comprenderne il pubblico, scegliere i canali giusti, realizzare contenuti di valore, rispettare i criteri di affidabilità richiesti da Google.
È un’attività che va al di là del semplice marketing. Si tratta di rendere più accessibile la giustizia, di avvicinare l’esperto alla persona comune, e di utilizzare il digitale non come vetrina, ma come strumento di orientamento, dialogo e fiducia.
Come nasce una strategia SEO per uno studio legale
Il lavoro sulla SEO per uno studio legale parte raramente da un sito già ottimizzato. Nella maggior parte dei casi si interviene su portali mai sfruttati realmente a livello comunicativo o costruiti senza una strategia chiara. Il punto di partenza non è la SEO in senso stretto, ma il branding: comprendere l’identità del professionista, il suo posizionamento distintivo e la nicchia cui si rivolge.
La costruzione della visibilità parte quindi da una domanda chiave: che cosa ha da dire questo avvocato rispetto ai suoi colleghi? Da qui si avvia un lavoro di comunicazione che, sebbene abbia nel sito il suo nucleo, si estende poi a più canali digitali, scelti in funzione del target e del grado di confidenza del cliente con i diversi ambienti online.
Il ruolo centrale di contenuti, blog e FAQ
Contenuti come FAQ e articoli del blog hanno una funzione centrale: intercettare i dubbi e le paure che spingono una persona a cercare un avvocato. L’utente si rivolge inizialmente a Google, non a un legale, per timore, sfiducia o desiderio di autonomia. È in questa fase che si giocano le opportunità di visibilità.
Scrivere contenuti “banali” dal punto di vista di un avvocato significa invece rispondere alle vere esigenze informative dell’utente: “posso registrare una conversazione?”, “cosa rischio se litigo col vicino?”, “come si fa una querela?”. È attraverso questi contenuti che si avvia un percorso di fiducia e avvicinamento al professionista, portando l’utente dal bisogno informativo al contatto diretto.
Gli effetti dell’intelligenza artificiale sui contenuti legali
Con l’introduzione di strumenti come Google AI Overview, si è ipotizzato un calo della visibilità per contenuti informativi, perché Google fornisce risposte direttamente in SERP. Tuttavia, Giovannetti non rileva al momento una riduzione dei lead, dato che chi ha davvero bisogno continua a visitare il sito e a compilare form. Il traffico potrebbe subire oscillazioni, ma l’obiettivo centrale resta l’acquisizione del contatto. L’informazione resta la base necessaria per accompagnare l’utente nel suo percorso di consapevolezza.
SEO, user experience e autorevolezza
Molti avvocati faticano a conciliare linguaggio accessibile e autorevolezza. Per Giovannetti, il vero valore non risiede in un linguaggio “legalese”, ma in elementi concreti come casi studio, recensioni, pubblicazioni, digital PR. Un sito autorevole è un sito chiaro, navigabile, che parla il linguaggio dell’utente. La sfida principale resta quella di educare il professionista alla centralità dell’esperienza d’uso e alla necessità di scrivere per le persone, non per altri giuristi.
Produzione dei contenuti: chi scrive e come
Nel lavoro quotidiano, Francesca Giovannetti si occupa spesso in prima persona della scrittura dei contenuti, anche per garantire coerenza SEO e controllo sull’ottimizzazione per la visibilità organica e per l’AI. Gli avvocati restano autori formali, ma vengono affiancati in ogni fase, dalla definizione dell’architettura alla revisione finale. Questo permette una pubblicazione fluida, verificata, con un impatto maggiore anche in termini di posizionamento.
Gestione dell’architettura e rischio di cannibalizzazione
Uno degli errori più comuni è la dispersione dei contenuti e l’eccessiva proliferazione di micro-servizi poco cercati dagli utenti. L’approccio consigliato prevede la distinzione netta tra pagine di servizio (limitate ai temi realmente ricercati) e contenuti informativi sviluppati in profondità, come se fossero una vera enciclopedia tematica. Per evitare sovrapposizioni e cannibalizzazioni, alcuni contenuti vengono messi in no-index e promossi solo via social o newsletter, come sentenze o casi studio troppo specifici per competere in SERP ma utili come conferma di competenza.
Keyword research e intento di ricerca
Tutta la keyword research è orientata all’intento dell’utente. Si parte da un’analisi della SERP per poi risalire alle keyword, invertendo il processo classico. L’obiettivo è identificare la reale intenzione che muove la ricerca: non “avvocato penalista Roma” ma “posso difendermi da una querela?”. Sono queste le query che portano traffico qualificato e lead, anche se non sono ad alta competizione. Le keyword a coda lunga, spesso generate nei forum, nei gruppi Facebook o nei motori di ricerca vocali, si rivelano molto efficaci perché meno battute e più vicine al linguaggio reale degli utenti.
Link building e digital PR per studi legali
L’autorevolezza online si costruisce anche attraverso link building e digital PR. La strategia preferita è quella naturale: puntare a essere cercati da riviste e portali sia di settore sia divulgativi. Gli avvocati possono collaborare con magazine giuridici, ma anche con testate più popolari frequentate dal loro pubblico di riferimento. La combinazione di testate autorevoli e canali frequentati dagli utenti finali è uno dei punti di forza della strategia di Giovannetti.
Tra le forme più efficaci di digital PR vi sono anche le collaborazioni tra professionisti, specialmente quando un avvocato viene invitato a partecipare a contenuti realizzati da influencer o creator digitali. Questo è più semplice con professionisti abituati al digitale o con target giovani, mentre è meno frequente tra gli avvocati dei settori più tradizionali. In questi casi, un’alternativa valida è l’evento offline, promosso però attraverso strumenti digitali.
Limiti deontologici nella comunicazione legale
Il codice deontologico degli avvocati impone alcune regole sul decoro e la riservatezza, ma l’interpretazione attuale consente una comunicazione ampia, purché educativa. Non è consentita la promozione aggressiva né l’esibizione di risultati specifici che potrebbero risultare fuorvianti. È invece pienamente lecito, e oggi necessario, informare e divulgare: raccontare casi (anonimizzati), spiegare concetti, orientare l’utente nel suo percorso.
L’obiettivo è sempre più quello di fare cultura giuridica, non pubblicità. Comunicare, per uno studio legale, significa oggi rendersi accessibile, utile e riconoscibile, senza snaturare la professione ma rafforzandone la funzione sociale.
Secondo Francesca Giovannetti, molti avvocati iniziano un percorso di presenza online non tanto per attrarre clienti – almeno non esplicitamente – quanto perché notano che studi concorrenti, magari meno competenti ai loro occhi, sono molto visibili online. La motivazione iniziale, quindi, è spesso una forma di rivalsa competitiva: vedere un collega meno titolato posizionarsi bene sui motori di ricerca li spinge a voler “essere visibili almeno quanto lui”.
Questa dinamica è amplificata dal fatto che l’avvocato tende a essere molto orgoglioso e attento ai colleghi. Vuole ottenere visibilità su keyword molto competitive, ignorando magari il fatto che quei risultati sono dominati da studi presenti online da decenni. La vera difficoltà iniziale, quindi, è “rieducare” il cliente e condurlo verso un obiettivo sostenibile.
Sito user friendly e autorevolezza: la falsa dicotomia
L’idea che un sito autorevole debba usare linguaggio tecnico e legalese è ancora molto diffusa tra gli avvocati, ma errata. Giovannetti lavora sull’educazione del cliente per fargli comprendere che l’autorevolezza oggi è data da elementi come casi studio, recensioni, digital PR e citazioni, non dal linguaggio complesso. La user experience e il linguaggio accessibile non sono un tradimento della professione, ma una condizione per essere trovati e compresi.
Umanizzazione e comunicazione: parlare alla nicchia
Per evitare un tono freddo e impersonale, Giovannetti consiglia di specializzarsi su una nicchia di mercato. Parlando a un pubblico specifico, si attiva un effetto empatia che rende la comunicazione più naturale e umana. Questo vale anche per i contenuti: è più facile sembrare autentici quando si conoscono le reali esigenze del proprio target.
Uso dell’IA nella produzione e nella ricerca di contenuti
L’intelligenza artificiale viene utilizzata soprattutto per velocizzare le fasi operative, ma non è ancora affidabile per quanto riguarda le fonti, specialmente in ambito giuridico. La verifica manuale delle fonti rimane essenziale, anche se si usano modelli avanzati. Le citazioni legislative vanno controllate una per una.
Blog legale e contenuti: da pillar a verticali brevi
I contenuti pillar, basati su keyword generiche, servono oggi per strutturare il sito e organizzare la link building interna. Non portano necessariamente lead. Quelli che convertono sono gli articoli brevi e verticali, che rispondono a domande precise. Il comportamento dell’utente evidenzia un funnel complesso, con numerosi passaggi tra le pagine del sito prima della conversione.
SEO tecnica e strategia personalizzata: due facce della stessa medaglia
L’attività tecnica rimane fondamentale. Senza struttura tecnica corretta (tag, robot.txt, struttura interna), la strategia personalizzata non può attecchire. SEO e branding sono oggi integrati, e la qualità del contenuto non può prescindere dall’ottimizzazione. Anche la corrispondenza tra slug e title influisce sul posizionamento: le discrepanze vengono penalizzate.
Molti avvocati si affidano a un webmaster “che ha fatto un po’ di SEO”, ma manca consapevolezza vera. Anche tra i SEO stessi, spesso manca chiarezza sul fatto che oggi la SEO è un’attività complessa, sociologica, algoritmica, comunicativa. Senza un cambio di mentalità, molti studi legali restano indietro.
La maggioranza degli avvocati crede ancora che basti creare un sito per essere online. Mancano comprensione della concorrenza, della scalabilità del web, della necessità di attivarsi in modo continuativo. Chi invece si è lanciato con passione e competenza riesce oggi a ottenere grandi risultati.
Chi vuole posizionarsi davvero deve accettare che il digitale ha un costo e richiede tempo. Occorre focalizzarsi su un settore specifico, dedicarsi con passione e affidarsi a professionisti per una keyword research dettagliata. Solo così si costruisce una comunicazione coerente, paziente e produttiva, capace di generare risultati concreti anche in un mercato affollato e in continua evoluzione.











