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Come applicare il modello del viaggio dell’eroe alla narrazione – di Stefano Cavanna

Puoi dirci qualcosa su di te?

Stefano Cavanna, l’Incantastorie, è un artista torinese specializzato in Storytelling e Bizarre Magic, arte poco praticata in Italia per via della sua complessità e trasversalità (unisce recitazione, storytelling, magia e, nel mio caso, musica). 

Dopo aver scoperto la via degli spettacoli dal forte contenuto emozionale, decide di dedicarsi per anni alla lettura (tarologica e non cartomantica) dei Tarocchi nei locali, per entrare in contatto con quante più persone possibili e conoscere quindi l’umanità nelle sue più svariate sfaccettature. 

Lavorando e analizzando a fondo il Viaggio dell’Eroe, ha compreso come la struttura, a sua volta archetipica, acquisti ancor più forza attraverso l’impiego di altri archetipi. 

Combinando dunque le precedenti esperienze, dà vita al progetto Tarocchi Archetipi Linguaggio Evolutivo, (T.A.L.E.) con cui veicola l’importanza dello storytelling nella vita quotidiana e in ogni aspetto della comunicazione.

Stefano Cavanna - Incantastorie
Autore Roberto Cera HT Photo

Puoi spiegarci la struttura del viaggio dell’Eroe, darci qualche esempio della sua applicazione?

La struttura del viaggio dell’Eroe si articola in 12 punti strutturati in maniera circolare. Sono stati teorizzati nel 1947 da Joseph Campbell, il quale, studiando la mitologia  di diverse culture, ha compreso che la struttura di ogni poema epico riguardante la creazione del mondo, o gli eroi, si strutturava nello stesso modo. 

Quel modo è stato appunto suddiviso in 12 punti e si può notare come effettivamente questa struttura ricorra in ogni storia ben strutturata, in ogni film e in generale in tutto ciò che ha che vedere con lo storytelling. Rapidamente, si tratta di una struttura raggruppabile in tre macro categorie: inizio, svolgimento e fine. 

Ogni categoria ha quattro punti e l’inizio (Mondo ordinario, chiamata all’azione, rifiuto della chiamata e incontro con il mentore) racconta della paura di cambiare degli uomini che, a fronte di una novità, di solito rifiutano di provare, preferendo rimanere saldamente legati a ciò che è già visto ma che dona loro sicurezza. Solo una legittimazione da parte di un terzo donerà loro il coraggio di iniziare l’avventura. 

La seconda parte (Attraversamento della soglia, prove e alleati, avvicinamento alla caverna, ingresso nella caverna) racconta delle vicissitudini del personaggio in un mondo ben diverso da quello in cui viveva serenamente prima dell’avventura. 

La terza parte (ordalia, ritorno  a casa, resurrezione e ritorno con l’elisir) vede il protagonista morire (metaforicamente o no) cioè cambiare e vincere, tornando a casa rinnovato e arricchito, pronto a vivere in un mondo che è diventato straordinario ma che, grazie all’intervento dell’eroe, è ora ordinario nella sua straordinarietà. Per quanto riguarda gli esempi, è possibile applicare a questa struttura ogni sorta di racconto o film: Signore degli Anelli, Star Wars, Marvel, ma anche Pretty Woman, Dirty Dancing, ecc. ecc. E vale anche per le opere letterarie: Promessi Sposi, ad esempio, ma vale davvero per qualunque grande opera.

Puoi mostrarci delle applicazioni concrete della struttura nella comunicazione?

Ciò che più spaventa, si capisce dalla storia, è la paura del cambiamento. Dunque, una comunicazione efficace, che deve veicolare un’informazione, porta sempre un cambiamento nella vita di chi la ascolta. Sia dal punto di vista delle abitudini, oppure dell’acquisizione di un oggetto particolare, penso alla pubblicità, o di uno stile di vita differente. Dunque, sapendo come funziona la struttura del viaggio dell’Eroe, è sufficiente trovare un buon “mentore” che rassicuri il personaggio principale (cioè chi ci ascolta) che cambiare è possibile e lo aiuti a “morire”, cioè a rinunciare alle sue vecchie abitudini per accoglierne di nuove, rendendo il mondo migliore. 

Le televendite americane sono efficaci sotto questo punto di vista: le immagini in bianco e nero in cui si vedono personaggi che fanno cose esageratamente sbagliate sono il mondo ordinario, poi, a colori, ecco l’entrata nel mondo straordinario presentato dal prodotto in questione, con tutti i vantaggi che può portare. Ovviamente, usando colori ed espressioni facciali positive, ecco che la pubblicità stessa è il mentore, che ti rassicura dicendoti che è possibile cambiare e farlo in meglio.

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Immagine di pubblico dominio, fonte

Puoi spiegare perché al giorno d’oggi dobbiamo ancora guardare alle fiabe e alle storie per trarre ispirazione?

Anticamente erano i sistemi con cui venivano veicolate le informazioni ed erano incredibilmente persuasive perché si rivolgevano direttamente all’inconscio degli ascoltatori, con messaggi talvolta crudi o incomprensibili a livello razionale, che però venivano recepiti perfettamente da chi si lasciava andare all’ascolto, si potrebbe dire sospendendo l’incredulità. 

Un profondo lavoro di analisi è stato fatto da Bruno Bettelheim ne “Il mondo incantato” studiando i messaggi psicologici presenti nelle fiabe antiche e talvolta alcune strutture sociali vengono perfettamente veicolate mediante fiabe insospettabili. Chi potrebbe mai dire che Barbablù parli della perdita della verginità? Comunicare attraverso gli archetipi è di gran lunga più efficace.

Puoi spiegarci l’importanza degli archetipi nella narrazione?

La narrazione, a cominciare dalle fiabe, per proseguire con le opere letterarie, teatrali o cinematografiche, parla al nostro inconscio mediante l’impiego di figure archetipiche, come ad esempio “L’eroe” “Il Cattivo” “La Matrigna”. Ogni nome evoca immagini, per cui non serve soffermarsi sui caratteri e le descrizioni, potendo concentrarsi sul messaggio che il racconto vuole veicolare. Sotto questo punto di vista, è valido il ragionamento di Propp: più del “Chi è” è importante il “Cosa fa”, ancor di più quando scriviamo una storia che deve essere fruita da tutti, non è importante delineare genere, razza o sesso dei personaggi, perché deve mantenere il suo carattere di universalità e, proprio in nome di questa universalità, chiunque può compiere le azioni che vengono descritte e dunque agire come viene suggerito nella storia.

Puoi farci qualche esempio dell’impiego degli archetipi nella formulazione e veicolazione dei contenuti?

Simboli nei simboli. Se alla struttura di  Campbell, che si potrebbe definire archetipica, perché si rifà al mito, aggiungiamo altri simboli nelle diverse sue “caselle”, il messaggio diventa ancora più potente e acquisisce autorità. Esistono delle carte che raffigurano degli archetipi, si chiamano Tarocchi. In essi sono ritratti i più potenti elementi della natura umana e i nomi stessi, a forza di sentirli nei film o nelle varie trasmissioni, sono diventati per noi evocativi e dunque si tratta di un archetipo nell’archetipo applicato a un archetipo. Come può non essere potente qualcosa di simile? Si può “giocare” con i Tarocchi inserendoli nella struttura dell’Eroe e cercando di capire il messaggio del simbolo in quella particolare posizione. Il risultato è assolutamente coinvolgente. (Posso dare una prova concreta con qualche punto e carte estratte in diretta)

Non è un tema controverso o discutibile impiegare uno strumento come i Tarocchi, associato a figure comunque oscure come i lettori del futuro o i ciarlatani?

Ecco, ancora una volta, l’importanza dei simboli. Innegabilmente, i Tarocchi richiamano immaginari di ogni tipo: dal fascino, alla curiosità, alla paura… Tuttavia la loro storia è molto più antica di quanto si creda e in nessun modo inizialmente vennero associati all’alea della previsione del futuro. Si trattava di un gioco attraverso cui venivano insegnati alcuni valori morali. Non è di fatto la stessa cosa del messaggio da veicolare? Attraverso una serie di immagini e di suggestioni, io veicolo un messaggio molto più profondo.

Dunque un mezzo vale l’altro? Si può fare comunicazione con i Tarocchi, ma anche con qualunque altro sistema?

Sicuramente, poiché raccontare storie è proprio del genere umano, è possibile fare storytelling con qualunque mezzo (presento diversi esempi di strumenti utili), ma, poiché abbiamo a disposizione uno strumento così potente dal punto di vista simbolico, perché ricorrere ad altro quando ciò che vogliamo comunicare è così importante?

Bisogna dunque conoscere i significati delle carte per poterle impiegare?

Più conoscenze si hanno, meglio è. Io ho letto le carte, come tarologo, non cartomante, per anni, arrivando a interiorizzarne significati e simboli. Non bisogna però affidarsi unicamente ai loro significati, altrimenti si vanifica il procedimento creativo. Qui non stiamo facendo delle letture per i nostri consultanti, qui stiamo trasmettendo messaggi rivolti a tutti. É sufficiente lasciare che i simboli ci parlino, anche a livello inconscio, e diventino dunque dei potenti strumenti creativi.

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