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I Cicli Fantastici di Clark Ashton Smith: Zothique, Hyperborea e Atlantide

I Cicli Fantastici di Clark Ashton Smith: Zothique, Hyperborea e Atlantide

Clark Ashton Smith ha condiviso con Lovecraft la scarsa fama in vita e l’importanza cruciale per l’immaginario fantastico della letteratura sebbene, ancora oggi, non sia stato riscoperto a livello di cultura popolare come fortunatamente è avvenuto per il suo collega di Providence.

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Smith e Lovecraft mantennero un’assidua corrispondenza per qualcosa come quindici anni scambiandosi esperienze e idee e che si concluse soltanto con la morte di Howard nel 1937.

Smith contribuì a plasmare il mondo di taglio strettamente fantastico della produzione lovecraftiana fornendo al collega spunti e suggestioni e contribuendo con proprie creazioni ad ampliare il Ciclo di Cthulhu, definendo quella che è oggi la versione più conosciuta di Tsathoggua, il Grande Antico dall’indole accidiosa, e aggiungendo il Libro di Eibon alla collezione di tomi poco raccomandabili del ciclo.

Clark Ashton Smith nacque il 13 gennaio 1893 a Long Valley nella California settentrionale da una coppia di coniugi inglesi. Da bambino scrisse lunghi racconti fantastici orientaleggianti sulla falsariga de Le Mille e una notte.

Smith visse per gran parte della sua vita a Auburn, California, in uno spartano chalet di legno privo di elettricità e acqua corrente condiviso con i genitori. Privo di una carriera scolastica e con diversi lavori manuali alle spalle per sopravvivere, Smith compensava con una memoria eidetica al limite del prodigioso e una sconfinata quantità di letture, che lo portarono ad apprendere da solo francese e spagnolo.

La narrativa di Smith è contraddistinta da un taglio decisamente aulico, barocco, ricco e sfarzoso, nonostante non avesse nemmeno un titolo di studio e si fosse formato da autodidatta sui libri di Edgar Allan Poe, Lord Dunsany, Baudelaire, Ambrose Bierce. 

Rispetto a Lovecraft, Smith era maggiormente visionario e dalla prosa lirica ricca di suggestioni, ma meno interessato a generare un senso di continuità tra i vari racconti che definissero l’ambientazione in modo congruo. Inoltre le sue composizioni presentano un interesse quasi morboso attorno alla morte e alla decomposizione fisica: buona parte dei suoi racconti contemplano malefici macabri, vivi resi dei cadaveri e cadaveri riportati in vita.

I racconti di Smith sono dipinti fatti di parole, arazzi fantastici dove ogni pretesa di realismo viene abbandonata per seguire il fiume di fantasia e di sensazioni esotiche. Le ambientazioni, anche se formalmente diverse, rispondono un po’ tutte all’archetipo della società decadente dove la negromanzia e la corruzione sono la norma, così come i prodigi terribili e le entità tremende pronte a sovvertire in incubi i desideri dei loro adepti.

Smith in vita fu un artista eclettico che alternò narrazione, poesia, pittura, musica, scultura. Lo stesso Lovecraft lo menziona più e più volte nelle sue opere come esempio di artista ragguardevole, come in “Le montagne della follia”. 

Smith scrisse soltanto per un periodo limitato della sua vita, un centinaio di racconti dal 1926 al 1935, dedicandosi poi alla scultura e turbato da problemi economici e dalla necessità di prendersi cura dei genitori. Mantenne quindi uno stile di vita molto defilato, per niente interessato a congiungersi a quella società a cui non sentiva di appartenere.

Nel 1954 si sposò con Carol Dorman, dalla quale si trasferì nel 1957 in seguito all’incendio della sua abitazione, andando a convivere con Carol e i tre figli di lei avuti da un precedente matrimonio. Morì per attacco cardiaco il 14 agosto 1961.

Clark Ashton Smith compare in alcune opere legate a Lovecraft: in “Colui che scriveva nelle tenebre” è uno degli scrittori menzionati da Lovecraft, che precisa di non averlo mai incontrato, e in “Providence” è uno degli autori di Weird Tales che contribuisce a fare crescere il Ciclo di Cthulhu.

Atlantide di Clark Ashton Smith

Il Ciclo di Hyperborea

Il Ciclo di Hyperborea è ambientato nel leggendario continente artico di Hyperborea, e contiene vari elementi che sono stati incorporati nei Miti di Cthulhu, come il mago Eibon autore dell’omonimo libro e il Grande Antico Tsathoggua.

In “La porta di Saturno”, ai tempi di Hyperborea, il mago Eibon è accusato – non del tutto a caso – di adorare il detestabile dio Tsathoggua giunto dallo spazio eoni prima. Il dio gli ha rivelato la complessa genealogia della sua stirpe e il fatto che fosse giunto da Cyranosh (Saturno) come tappa del suo viaggio, mondo nel quale l’uomo può recarsi in caso di pericolo. 

Un rivale di Eibon, Morghi, infatti coglie la palla al balzo per farlo condannare per fede blasfema: lo segue lungo il passaggio che, pronunciata la parola d’ordine, lo conduce su Saturno. Qui vengono accolti dalla popolazione umanoide senza testa e prescelti per fecondare la femmina locale, processo che si concluderà con il loro sacrificio. I due fuggono e si rivolgono a un’altra popolazione dove possono vivere in modo relativamente tranquillo. A Hyperborea intanto torna in auge il culto di Tsathoggua…

In “Il racconto di Satampra Zeiros” il ladro Satampa Zeiros e il suo compagno Tirouv Ompallios di Hyperborea si recano nel tempio di Tsathoggua di Commorium per trafugare quello che credono essere un tesoro. Quello che trovano invece è la testimonianza degli orrori blasfemi connessi al dio, la sua prole informe nera e viscida che li insegue e si porta via uno di loro due, oltre alla mano del superstite…

In “Le sette fatiche” Ralibar Vooz di Commorion si dirige con i suoi uomini verso il Monte Voormithadreth infestato dai subumani Voormis.

Secondo alcuni i Voormis sarebbero il risultato dell’accoppiamento di donne umane con creature preistoriche, ma lui è estremamente scettico in fatto di soprannaturale. Tra i monti trova lo stregone Ezdragor che, irritato, lo condanna a combattere i Voormis per scendere in fondo al monte e darsi in sacrificio al dio Tsathoggua che pigramente attende offerte.

Il Grande Antico tuttavia ha mangiato da poco e non ha fame: perciò gli ordina di scendere ulteriormente fino a raggiungere il ragno Atlach-Nacha per offrirsi in sacrificio a lui.

Il ragno è troppo impegnato nel tessere le sue tele e lo invia allo stregone Haon-Dor. Nemmeno questi se ne fa niente e lo invita a donarsi agli Uomini Serpente nei livelli della terra ancora inferiori. Tanto per cambiare, gli Uomini Serpente non hanno più nessun interesse per gli umani e gli impongono di scendere alle caverne degli Archetipi. Costoro sono esseri globulari inorriditi dagli esseri umani e lo condannano a scendere fino alla caverna di Abhoth, il padre di tutte le sozzure, un’immonda creatura simile a una pozza che emette e ingloba creature semiliquide.

Persino lo schifo vivente lo considera troppo repellente per accettarlo in dono e lo spedisce verso un altro mondo. Mentre percorre la tela di Atlach-Nacha che collega i vari mondi, purtroppo i fili si spezzano e precipita nell’abisso che nessuno ha mai osato vagliare…

In “La vendetta dello stregone” lo spiantato narratore viene assunto come segretario dal solitario e malandato John Carby, che cerca qualcuno con conoscenza dell’arabo, siccome possiede una copia del Necronomicon. Mentre ne traduce un passo avverte come un rumore di topi che trascinano qualcosa e trova un riferimento a un processo di esorcismo dei morti.

Il vecchio tenta di dissimulare un genuino interesse per le faccende dell’occulto, ma la sua paura è ben materiale. John ha ucciso il fratello Helman, occultista più bravo di lui, e da dieci giorni i suoi pezzi smembrati continuano ad assediarlo. La formula del Necronomicon serviva a esorcizzarlo, ma non ha funzionato. Il narratore fa per andarsene ma ode uno schianto dalla camera del vecchio. Vede un’ombra proiettata da un torso e dalle braccia di un uomo ma con testa mancante. Pezzi di un corpo che assomiglia a quello di John Carby, e che regge bisturi e seghetto…

In “La progenie senza nome” il narratore, Henry Chaldane, giunge a una casa minacciosa – Tremot Hall – dove incontra un vecchio, che gli rivela che Arthur Chaldane e John Tremot erano amici. La moglie di John, Lady Agatha, era stata sepolta dopo un attacco di epilessia e inspiegabilmente era stata ritrovata in vita fuori dalla propria bara, dopo avere assistito a una creatura non umana.

Il proprietario ha in casa una stanza sbarrata dal quale si ode un tremendo ululato. Tremot soffre di una malattia cardiaca e ha lasciato di essere cremato alla sua probabile morte impellente. Dalla sua camera il narratore ode un rumore di raschiare e in sui si cimenta il sospetto della presenza di un vampiro divoratore di cadaveri. La sera stessa Tremot muore e si dispone rapidamente il funerale. Il maggiordomo lo informa che l’essere prigioniero sicuramente cercherà di nutrirsi anche del corpo del defunto. In effetti la “Cosa”, un essere quadrupede artigliato semiumano, li aggredisce per poter mangiare il corpo. Riescono a respingerlo e scompare nel nulla, mentre Tremot riceve infine la sua pira funebre come aveva desiderato… 

In “I cacciatori dall’aldilà” il narratore, un amante di libri antichi, giunge a San Francisco dallo scultore Cyprian Sicauld. In una libreria avverte una creatura bestiale semiumana avvizzita e dai lunghi artigli, che gli altri non notano. Cyprian fa strane allusioni a dimensioni adiacenti alle nostre e a fenomeni oltre il naturale e ha scolpito esseri dello stesso tipo che ha chiamato “cacciatori dell’aldilà”. Anche la modella Martha gli conferma la stessa impressione di paura, modella che poco dopo scompare. Cyprian lo informa che ha scolpito quelle forme da reali creature di un mondo vicino all’inferno che ubbidivano alla sua volontà. Essi non sono materiali nella nostra dimensione ma possiedono un magnetismo che ha permesso loro di soggiogare Martha. I demoni non sono interessati al corpo ma all’anima e alla vitalità delle persone, e infatti ritrovano Martha ormai svuotata di ogni sensazione vitale e di risposta all’amore…

In “Ubbo-Sathla Paul Tregardis trova in un negozio di antiquariato un antico cristallo rotondo che ha l’impressione di avere conosciuto tramite una copia del Libro di Eibon. Il cristallo potrebbe risalire all’antica Thule, l’odierna Groenlandia. Esso a quanto pare apparteneva al mago di Hyperborea Zon Mezzamalech, che con questa pietra lattea tonda poteva vedere il passato fino al sempiterno Ubbo-Sathla sorgente della vita.

Piano piano sente di rivivere le esperienze di Zon Mezzalamech, che ottenne il cristallo testimone degli dei antichi, partiti per lo spazio in ere antiche e le cui conoscenze sono riportate in antiche tavole custodite da Ubbo-Sathla. 

Da allora inizia periodicamente a vivere la sua vita ordinaria e quella del mago. Nei panni di quest’ultimo vive il suo desiderio di leggere le tavole degli dei all’origine del tempo

Rivive quindi ere ed ere primeve risalendo indietro nel tempo fino al tempo degli Uomini Serpente e fino alle origini di Ubbo-Sathla, la massa amebica vivente.

Forse in un essere tritonesco che sguazzava nel fango primordiale depredando la progenie di Ubbo-Sathla è finita la coscienza di Paul Tregardis/Zon Mezzamalech…

In “Vulthoom” Bob Haines e Paul Septimus Chaner si ritrovano su Marte, spaesati dalle abitudini degli Aihai tanto diverse da quelle dei terrestri. Questi ricevano una convocazione che li conduce nel mondo sotterraneo Ravormos dove si dice dimori il demone infernale Vulthoom, che si si è svegliato dopo mille anni. Lì trovano una specie di fiore ghiacciato che spiega loro che lui, Vulthoom, non è un demone bensì un essere giunto su Marte molto tempo prima da un altro universo, che periodicamente si addormenta. Ai tempi armò una serie di fedeli per difendersi dai regnanti locali, che da allora lo accompagnano nel sonno periodico per durare nei secoli. L’essere chiede ai due uomini di raccogliere proseliti per lui sulla Terra, siccome intende abbandonare Marte, e offre in cambio la longevità e fiori dal profumo meraviglioso.

Ciclo di Poseidonis

Poseidonis è l’ultimo scampolo di Atlantide ancora a galla e che presto o tardi finirà per fare compagnia al resto del continente sul fondo dell’oceano. In “Viaggio a Sfanomoe” seguiamo la storia di due scienziati che, per sfuggire al loro mondo condannato, decidono di migrare direttamente su Venere che appare molto più lussureggiante del previsto; anche troppo, siccome si abbandonano al richiamo irresistibile delle piante diventando loro stessi esponenti floreali del paesaggio. 

In “L’ultimo incantesimo” Malygris è un occultista che rimpiange la sua amata morta molto tempo prima. Chiede alla sua vipera famiglio e questa lo indirizza a resuscitare Nelissa. Il prodigio si compie, ma l’uomo inizia a temere che quella che ha di fronte non sia esattamente la sua amata. A forza di scrutarla comincia a pensare che fosse molto meno affascinante di quanto non ricordasse. E ora che l’amore non gli trasmette più le stesse sensazioni, il timore della morte è molto maggiore…

Il potere di Malagrys è tale che solo con diffidenza i maghi avversari accettano l’idea che possa essere morto: in “La morte di Malagrys” dei suoi rivali sono tanto terrorizzati dalla sua figura da creare una sua replica solo per appurare se l’originale è realmente defunto. Confortati dal disfarsi del simulacro si recano sulla sua isola, solo per scoprire che la sua salma ha ancora abbastanza vitalità da maledirli con un’orrenda decomposizione.

In “La doppia ombra” ci immergiamo nel caso tremendo di uno stregone e del suo apprendista che tentano un’evocazione preumana apparentemente fallendo. Qualcosa però è trapelato, qualcosa dalla forma di un’ombra che piano a piano si unisce a quella dello stregone. L’adepto fa in tempo ad avvertire il mondo esterno del pericolo quando si accorge che ormai l’ombra, consumato il suo maestro, si è unita alla sua…

In “Il vino dell’Atlantide” un gruppo di corsari ritrova un’anfora colma di vino risalente nientemeno che ad Atlantide. Il vino è ancora intriso delle meraviglie esotiche del continente perduto e gli uomini che lo bevono, incantati da tale spettacolo, non possono che immergersi tra le acque alla loro ricerca.

Ciclo di Zothique

Zothique è un ciclo di racconti di Clark Ashton Smith, il più corposo, e appartiene al genere fantasy e della terra morente.

Zothique è un continente di un remoto futuro posto in un’epoca  in cui il Sole sta perdendo la propria forza. I continenti tradizionali sono affondati e riemersi, e Zothique integra aree di Asia Minore, Arabia, Persia, Africa e Indonesia. Smith era un ammiratore di Hodgson e il ciclo potrebbe essere stato ispirato dal suo capolavoro “La terra dell’eterna notte”.

Zothique di Clark Ashton Smith

Molti regni sono sorti e caduti, come quello dell’imperatore Ossaru, che regnava su metà di Zothique.

La civiltà è regredita a un livello antico medievale sia in fatto di tecnologia che di morale. La corruzione regna ovunque e la stregoneria è pratica tutt’altro che rara. La religione è politeista e vede incantatori e re fare appello a svariate divinità come Basatan dio dei mari, Mordiggian dio dei sepolcri, Thasaidon dio del male e Thamogorgos dio dell’abisso.

In questa ambientazione decadente il macabro e il gusto del morboso la fanno da padroni, delineando un mondo fantastico e in rovina dove le pulsioni degli uomini invariabilmente conducono alla morte, oppure a una forma di non-vita ben più detestabile della morte.

La morte la fa da padrone: le antiche cripte dimenticate sono infestate dai ghoul divoratori di cadaveri, i morti possono essere chiamati a servire amorali negromanti, principesse incantatrice si propongono di corrompere giovani adepti con la loro lussuria.

In “L’impero dei negromanti” due negromanti scacciati per le loro pratiche si propongono di regnare su una terra di soli morti da loro riesumati. Uno dei resuscitati, Illeiro, per vendicarsi di avere sottratto lui e i suoi simili al sonno eterno, li elimina e condanna alla stessa sorte.

In “L’isola dei torturatori” re Fulma ha perso la sua città a causa della peste d’argento, solo per ritrovarsi prigioniero di un’isola la cui popolazione ha l’hobby di torturare i visitatori per puro divertimento: alla fine, sceglie di portare tutti con sé all’altro mondo scatenando a propria volta la peste d’argento.

In “Il viaggio di Re Euvoran” il monarca del titolo cerca di torturare un negromante, il quale si vendica rianimando l’uccello mitologico collocato nella sua preziosa corona. L’oracolo del dio locale lo esorta a partire per un viaggio in mare alla ricerca del ladro pennuto. Lo sprezzante re abbassa la cresta quando giunge a un’isola letteralmente dominata dagli uccelli, dove viene messo in gabbia e trattato con lo stesso disprezzo con cui lui tratta i suoi sottoposti.

Nelle sue composizioni non manca nemmeno l’ironia. In “L’ultimo geroglifico” il viaggio di un astrologo e dei suoi compagni si conclude con l’incontro con il dio del fato Vergama, che porta a scoprire che a conti fatti altro non sono che personaggi del libro del suddetto demiurgo.

Ciclo di Averoigne

Averoigne è una fittizia regione della Francia medievale dove coesistono cristianesimo e culti blasfemi, potere secolare e testimonianze di mostri, lamie, vampiri e altri esseri degenerati di un passato che non vuole saperne di scomparire.

In “La fine della storia” il narratore, Christoph Mourand, nel 1789 giunge all’abbazia di Perigon dove l’abate custodisce un libro misterioso che si dice possa dannare l’anima di un uomo. Al suo interno il narratore apprende la vicenda del cavaliere Gerard, che secoli prima venne messo al corrente da un satiro di un segreto che lo avrebbe indotto a rinnegare il cristianesimo. Gerard si reca alle rovine di Perigon dove era noto svolgersi di sabba, e non tornò più indietro.

Christoph segue i suoi passi e giunge a un bosco popolato da antiche creature: tra esse trova una donna bellissima, Nicea, con la quale si intrattiene. Il priore interviene ed elimina quella che si rivela essere una lamia. Cristoph non torna più come prima e continua a coltivare il sogno di reincontrare Nicea…

In “La santità di Azéradac” lo stregone Azeradac vuole vendicarsi di Frate Ambrose che è stato incaricato di appurare i suoi legami con gli spiriti del male. Il monaco gli ha rubato il libro di Eibon che contiene conoscenze proibite su Yog-Sothoth, e costituisce una prova per un processo di stregoneria. Azeradac invia un suo scagnozzo che a una locanda gli fa bere una pozione che lo trasporta nell’Averoigne di settecento anni prima. Qui incontra una incantatrice, Moriamis, che lo informa che già in quell’epoca Azeradac era adepto del demonio. La donna gli fornisce una pozione per viaggiare avanti e indietro nel tempo: Ambrose usa la prima ma scopre di essere giunto cinquant’anni nel futuro rispetto al suo presente, dove Azeradac è stato proclamato santo. Decide allora di tornare indietro nel tempo per vivere l’amore con la sua Moriamis.

Nelle composizioni letterarie di Smith fanno spesso e volentieri comparsa creature floreali bellissime ma tremende, in genere collocate in pianeti lontani o epoche remote, che l’autore si diletta a descrivere con una prosa barocca e opulente di dettagli ricchi e raffinati.

In “Il demone del fiore” sul mondo di Lopai sono presenti umani e creature soggette al fiore Vorkal, che si ritiene incarnare un demone tutelare e al quale vengono compiuti sacrifici umani. Il re di Lospar decide di ricorrere al demone Orkil di pietra vivente per sottrarre sua figlia a quella fine. Dopo un difficile viaggio lo trova e questi gli indica come trovare un particolare veleno, con il quale può avvelenare il fiore mostruoso. Ma la maledizione del demone non ha alcuna intenzione di abbandonare il pianeta Lopai…

In “Gli orrori di Yondo” il protagonista è stato bandito dai sacerdoti del dio Ong nel deserto di Yondo, da sempre interessato da eventi astrali e popolato da strane bestie, dove incontra orrori sepolti tra le sabbie che si rivelano essere ben più terribili di quelli dai quali fuggiva.

Ciclo di Xiccarph

Le storie del ciclo di Xiccarph si svolgono nel sistema solare immaginario con tre soli di Xiccarph, pur mantenendo un impianto tendenzialmente fantasy. La magia anche qui ha preso il posto della scienza.

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